Il tema dell’autonomia militare europea è tornato con forza al centro del dibattito internazionale. Ciò in particolare dopo le tensioni geopolitiche degli ultimi anni e i cambiamenti negli equilibri all’interno della NATO. In questo contesto, il recente test di un missile ipersonico europeo rappresenta un segnale importante. Lo scorso 3 febbraio presso lo spazioporto di Andøya, la startup anglo-tedesca Hypersonica ha portato in volo un prototipo capace di superare Mach 6, cioè sei volte la velocità del suono.
Il test ha coperto una distanza di circa 300km ed è stato considerato un successo dall’azienda. Quest’ultima parla infatti del primo lancio europeo riuscito di un missile ipersonico sviluppato interamente da un soggetto privato. Il vettore avrebbe operato regolarmente sia nella fase di salita sia durante il rientro. E’ riuscito così a raccogliere dati fondamentali per migliorare i sistemi di guida e la manovrabilità. Un risultato che dimostra la fattibilità di programmi ipersonici più rapidi e meno costosi rispetto alle tradizionali iniziative statali.
Un missile modulare per ridurre costi e tempi di sviluppo
Il progetto si distingue anche per l’approccio modulare, pensato per semplificare la produzione e contenere i costi. I componenti principali del missile sono infatti intercambiabili, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le spese fino all’80% rispetto ai programmi convenzionali. La tempistica del progetto ha colpito molti osservatori. Dal concept iniziale al test di volo sarebbero passati appena nove mesi, includendo integrazione, autorizzazioni e preparazione operativa.
Un’arma viene definita ipersonica quando supera Mach 5 mantenendo la capacità di manovrare nell’atmosfera, un traguardo che comporta sfide ingegneristiche notevoli. A queste velocità, le temperature e le sollecitazioni strutturali diventano estreme, rendendo lo sviluppo più complesso e costoso rispetto ai missili tradizionali. Non a caso, si stima che i costi di realizzazione possano essere superiori di circa un terzo.
L’Europa punta ora a raggiungere una capacità ipersonica autonoma entro il 2029, in linea con i programmi della NATO e del Regno Unito previsti attorno al 2030. L’obiettivo è recuperare il terreno accumulato negli ultimi anni, soprattutto dopo l’impiego di sistemi ipersonici in vari teatri di guerra, che hanno dimostrato il valore strategico di questa tecnologia.
