Non è una semplice richiesta di chiarimenti, ma un passo formale che può avere conseguenze pesanti. La Commissione europea ha avviato un procedimento ufficiale contro Shein, aprendo un fascicolo che intreccia contenuti illegali, protezione dei minori, trasparenza algoritmica e possibili dinamiche di dipendenza digitale. Il quadro normativo di riferimento è il Digital Services Act (DSA), il regolamento che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme online attive nel mercato europeo.
Il fronte più critico riguarda la presunta vendita di prodotti illegali, inclusi contenuti che potrebbero rientrare nella categoria del materiale di abuso sessuale su minori. Un’accusa che sposta l’attenzione dalla semplice conformità commerciale alla capacità concreta della piattaforma di intercettare, bloccare e rimuovere contenuti gravemente illeciti. In base al DSA, servizi di queste dimensioni devono dimostrare di avere sistemi efficaci di mitigazione dei rischi sistemici, soprattutto quando coinvolgono utenti vulnerabili.
Ma l’indagine non si ferma alla tipologia dei prodotti. Bruxelles guarda anche all’architettura dell’esperienza utente. Secondo le contestazioni, l’app sarebbe strutturata per favorire interazioni ripetitive e potenzialmente compulsive, attraverso meccanismi di ricompensa digitale come punti, premi e check-in quotidiani. Elementi che trasformano lo shopping in un ciclo continuo di stimoli e gratificazioni, aumentando il tempo trascorso sulla piattaforma.
Algoritmi, profilazione e obblighi di trasparenza
Un altro asse centrale del procedimento riguarda i sistemi di raccomandazione. Il Digital Services Act stabilisce che piattaforme come Shein debbano rendere pubblici i principali parametri che determinano il funzionamento degli algoritmi di suggerimento. Inoltre, devono offrire almeno un’opzione facilmente accessibile che non sia basata sulla profilazione dell’utente. La Commissione intende verificare se tali obblighi siano stati rispettati in modo effettivo e comprensibile. La trasparenza algoritmica non è un dettaglio tecnico, ma un pilastro del nuovo modello europeo di regolazione digitale: l’utente deve poter capire perché vede determinati contenuti e avere un’alternativa meno personalizzata.
L’azione odierna si inserisce in un percorso già avviato. In precedenza erano state inviate a Shein tre richieste di informazioni, datate 28 giugno 2024, 6 febbraio 2025 e 26 novembre 2025, tutte focalizzate su tutela dei consumatori, protezione dei minori e conformità al DSA. Evidentemente, le risposte fornite non hanno chiuso i dubbi. Ora l’indagine proseguirà con ulteriori richieste di dati, attività di monitoraggio e possibili audizioni. La durata non è predeterminata: dipenderà dalla complessità delle verifiche e dal livello di collaborazione dell’azienda.
