L’impatto è già evidente nei numeri. Il contributo da 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue, in vigore dall’inizio di gennaio con la legge di bilancio 2026, ha modificato in modo significativo le rotte dell’importazione e dell’e-commerce. Secondo i dati dell’Agenzia Dogane e Monopoli, tra il 1° e il 20 gennaio gli arrivi diretti in Italia di spedizioni a basso valore provenienti da Paesi extra comunitari sono diminuiti del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La contrazione non indica un calo della domanda, ma una diversa organizzazione delle catene logistiche. Gli operatori, sfruttando l’assenza di controlli alle frontiere interne del mercato unico europeo, fanno transitare i pacchi in altri Paesi Ue dove il contributo italiano non si applica, per poi trasferirli successivamente in Italia. Le rotte cambiano dunque per evitare un costo nazionale non armonizzato. A evidenziarlo è una circolare di Assonime, che parla di effetti distorsivi non solo sul piano logistico ma anche su quello concorrenziale e giuridico.
Rotte deviate, costi aggiuntivi e rischio doppio dazio
L’introduzione di un onere nazionale all’interno dell’unione doganale europea incide direttamente sulle scelte operative delle imprese. Il risultato è un aumento dei trasporti intra-europei, spesso via terra, con un impatto ambientale che, secondo Assonime, contraddice gli obiettivi europei di sostenibilità e riduzione delle emissioni.
Il nodo più delicato riguarda però il profilo legale. Il contributo, applicato in modo automatico e in misura fissa per ogni spedizione, finisce per funzionare di fatto come un dazio, pur non essendo formalmente definito tale. Questo potrebbe entrare in conflitto con le regole dell’Unione europea e con il principio dell’unione doganale, che prevede uniformità nei prelievi sulle importazioni.
Il quadro si complica ulteriormente in vista del 1° luglio, quando entrerà in vigore il dazio Ue da 3 euro sulle merci di piccolo valore provenienti da Paesi extra comunitari. In assenza di una chiara previsione di cessazione o assorbimento del contributo nazionale, si profilerebbe una possibile duplicazione dei prelievi sulle stesse operazioni di importazione. Per le imprese dell’e-commerce e per gli operatori della logistica questo significherebbe un aggravio di costi, ma anche problemi di proporzionalità, certezza del diritto e complicazioni operative.
Governo verso un possibile rinvio della misura
La misura italiana nasce in un contesto di forte crescita degli acquisti online di piccolo valore da Paesi extra Ue. Tuttavia, l’evoluzione del quadro normativo europeo e i primi effetti concreti registrati sul mercato stanno spingendo verso una rivalutazione del contributo da 2 euro.
Secondo quanto riferito da Assonime, il Governo starebbe svolgendo ulteriori approfondimenti tecnici e giuridici. Sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di un rinvio della disposizione, che non passerebbe dal Milleproroghe, ma da un provvedimento più ampio allo studio dell’Esecutivo.
La decisione assume rilievo strategico perché tocca la competitività delle imprese italiane, la coerenza con il diritto europeo e l’impatto ambientale delle nuove rotte di trasporto. Con l’avvicinarsi del 1° luglio e dell’entrata in vigore del dazio armonizzato europeo, la necessità di una soluzione coordinata diventa sempre più urgente.
