Un dettaglio che probabilmente non sarà conosciuto da tutti, riguarda il destino dei dati astronomici raccolti nel corso degli anni dal genere umano utilizzando i vari strumenti a disposizione, questi ultimi ovviamente sono davvero tantissimi e una volta che vengono passati al vaglio delle varie analisi, vengono archiviati in modo quasi definitivo, i dati dunque finiscono con accumularsi nel corso degli anni o dei decenni, diventando però una risorsa non sfruttata che potrebbe nascondere elementi interessanti soprattutto alla luce di strumenti di analisi più recenti e raffinati.
A dimostrare questa teoria ci ha pensato un team di ricercatori che ha pensato bene di rielaborare anni di osservazioni provenienti dal radio telescopio LOFAR individuando un elemento che prima era sfuggito agli strumenti, parliamo di brevi ma assolutamente intensi impulsi radio in arrivo da centinaia di stelle osservate in contemporanea, alcuni di questi segnali tra l’altro sembrano provenire direttamente da sistemi che ospitano esopianeti, elemento che potrebbe rivelarsi cruciale nello studio dei campi magnetici extrasolari.
Bisogna cambiare approccio
Alla luce di questo dettaglio emerge chiaro come il problema non sia la mancanza di dati puri, bensì il modo in cui vengono analizzati che è cambiato nel tempo, le osservazioni tradizionali producono immagini statiche del cielo, utilissime sicuramente per lo studio delle strutture cosmiche lontane dalla nostra galassia, ma decisamente poco adatte a cogliere variazioni rapidissime in tempi ristretti, di conseguenza serve cambiare approccio poiché ovviamente monitorare singolarmente centinaia di stelle a un livello di dettaglio tale risulta improponibile.
Di conseguenza è stata sviluppata una tecnica definita Multiplexed Interferometric Radio Spectroscopy, o RIMS, che conserva l’informazione temporale delle osservazioni e separa i segnali in base alla loro direzione nel cielo, la peculiarità è rappresentata dal fatto che quest’ultima permette di monitorare l’evoluzione delle emissioni radio di moltissime stelle nello stesso istante, applicando tale tecnologia a un anno di osservazioni di LOFAR, i ricercatori sono riusciti ad estrarre addirittura 200.000 spettri dinamici, cosa che avrebbe richiesto secoli utili utilizzando gli strumenti convenzionali.
Analizzando i dati con questa nuova filosofia e emergono elementi interessanti come violente esplosioni simili a eruzioni solari caratterizzate da una forte polarizzazione circolare, segnale inequivocabile della presenza di processi magnetici e estremi, a questo punto ovviamente serviranno osservazioni specifiche e il numero maggiore nel corso del tempo per cercare di capire meglio queste dinamiche stellari.
