Tutankhamon non smette di catturare l’immaginazione. Non tanto per le imprese sul campo — il suo regno fu breve e turbolento — quanto per il tesoro che lo ha reso immortale agli occhi del mondo moderno.
Tra gli oggetti che saltano all’occhio ci sono un paio di sandali funerari che sembrano usciti da una favola: lavorazione meticolosa, decorazioni vivide e una storia che parla di potere, simbolismo e funerali faraonici.
Design, materiali e simbolismo: cosa raccontano i sandali
I sandali scoperti nella tomba di Tutankhamon non sono semplici calzature. Misurano 28,4 x 9,2 centimetri — una dimensione che oggi corrisponderebbe più o meno a una scarpa europea di taglia 45 — ma non pensate che il faraone li abbia calzati. Il sovrano era di corporatura minuta; gli archeologi concordano che questi pezzi furono realizzati per il corredo funerario, spesso più grandi o più ricchi del necessario per sottolineare maestosità e status nel viaggio nell’aldilà.
La struttura è essenzialmente in legno, ricoperta di corteccia e rifinita con sottili lamine d’oro, come era d’uso per gli oggetti destinati a un sovrano. Poi ci sono le decorazioni: figure rese con precisione, scene in miniatura e, soprattutto, due personaggi legati da steli di loto e papiro. Non si tratta di un semplice abbellimento estetico. Quel motivo è un messaggio politico: i popoli «sconfitti» o assoggettati — probabilmente quelli che premevano ai confini meridionali e orientali dell’Egitto dell’epoca — venivano rappresentati così, vincolati simbolicamente. Il loto e il papiro, simboli rispettivamente dell’Alto e del Basso Egitto, non sono casuali; ricordano l’ideologia dell’unità e la supremazia faraonica su terre e genti.
Il livello di dettaglio è la vera testimonianza dell’abilità degli artigiani: incisioni finissime, colorazioni che ancora oggi mantengono vivacità, applicazioni metalliche salde e armonizzate. Per gli studiosi questi sandali sono un piccolo capolavoro dell’artigianato egizio, un concentrato di tecnica e simbolismo che illumina aspetti della cultura materiale egizia che altrimenti rischierebbero di restare nel buio.
Conservazione, esposizione e il destino museale delle reliquie
Da decenni i sandali sono tra i pezzi più ammirati del Museo Egizio del Cairo, dove sono stati studiati e conservati con metodi moderni. Ma la loro destinazione è in movimento: con l’apertura del Grande Museo Egizio a Giza, progettato per diventare il nuovo centro mondiale dedicato all’antico Egitto e situato ai piedi delle piramidi, molte delle collezioni più importanti verranno trasferite. Le spoglie di Tutankhamon — e un gran numero di oggetti dal suo corredo — sono già tra i pezzi forti di questa riorganizzazione museale, pensata per proteggere, narrare e mostrare il patrimonio con tecnologie espositive all’avanguardia.
La storia della conservazione è anche la storia di come noi — società contemporanea, archeologi, curatori — guardiamo al passato. Quei sandali non sono stati indossati, e non lo erano per un motivo preciso: oggetti così ricchi venivano creati per accompagnare il defunto nell’aldilà, non per l’uso quotidiano. Rimangono quindi oggetti rituali, simboli di un potere che voleva assicurarsi la continuità anche oltre la morte. La loro buona conservazione è dovuta al clima secco della Valle dei Re e alle condizioni della sepoltura, ma anche al lavoro meticoloso di chi, nei decenni, ha saputo proteggerli da umidità, luce e manomissioni.
