La fine della Stazione Spaziale Internazionale non è più una possibilità astratta, ma un orizzonte definito. Anche se lassù continua a orbitare, il suo tempo sta lentamente scadendo e le agenzie spaziali lo sanno bene. Entro la fine di tale decennio l’ISS verrà ritirata, e con lei si chiuderà una delle stagioni più iconiche dell’esplorazione spaziale moderna. A tal proposito, in molti ora si chiedono cosa verrà dopo. La presenza umana in orbita bassa non può semplicemente interrompersi, ed è proprio su tale vuoto futuro che il settore privato sta cercando di costruire la sua occasione. La NASA, da parte sua, osserva e incoraggia tale cambiamento di paradigma. L’idea è non essere più l’unica responsabile delle infrastrutture in orbita, ma affidarsi a stazioni commerciali sviluppate e gestite da aziende private. In tale scenario prende forma Haven-1, il progetto più avanzato della startup californiana Vast Space. Il lancio, inizialmente previsto per il 2026, è stato rimandato al 2027, una revisione dei piani che l’azienda descrive come strategica più che problematica.
Vast Space rimanda il lancio di Haven-1
Alla base di Haven-1 c’è una filosofia molto concreta: fare meno, ma farlo bene. Niente strutture gigantesche o assemblaggi complessi in orbita, ma una stazione compatta, progettata per essere lanciata interamente con un singolo Falcon 9 di SpaceX. Tale scelta riduce i costi, semplifica la logistica e permette di sfruttare un ecosistema tecnologico già ampiamente testato. Anche una volta nello spazio, Haven-1 non cercherà soluzioni futuristiche a tutti i costi, ma si affiderà alla capsula Crew Dragon per l’energia, l’ossigeno e il supporto vitale.
Secondo Vast Space, la struttura primaria della stazione è ormai pronta e il progetto è entrato nella sua fase più delicata. Ora l’attenzione è tutta rivolta all’integrazione dei sistemi, ai test in ambienti controllati e a quel lungo processo di verifiche che dovrà culminare nella certificazione da parte della NASA. Un passaggio obbligato, e anche uno dei più complessi, perché da esso dipende la possibilità di ospitare equipaggi in totale sicurezza.
