La prima causa di morte in Italia così come nel resto del mondo è legata ai eventi di tipo cardiovascolare, tra questi spicca sicuramente l’arresto cardiocircolatorio che da solo in Italia provoca una media di 57.000 morti, si tratta infatti di un evento acuto che porta alla cessazione del battito cardiaco e di conseguenza alla sofferenza di tutti gli organi che hanno bisogno di sangue in primis il cervello così come il cuore stesso, basti pensare infatti che ogni minuto che passa le probabilità di sopravvivono scendono del 10% e anche nel caso di ripresa i danni da affrontare a lungo termine sono devastanti, parliamo infatti di disabilità anche abbastanza gravi correlate all’ischemia dei tessuti che può protrarsi per tempo.
Tutto ciò lascia intuire come un intervento immediato sia a dir poco indispensabile per poter salvare le vite dei malcapitati, allo stesso tempo però di vitale importanza può essere la prevenzione o comunque un intervento preventivo che anticipi l’evento cardiaco in questione permettendo agli utenti di intervenire con dei controlli preventivi in grado, magari di arrestare il processo in atto, proprio su questo obiettivo si basa la ricerca portata avanti dall’istituto San Raffaele di Milano in collaborazione con il politecnico di Milano.
Un passo verso il futuro
Il progetto in questione è denominato TIME-CARE, acronimo di “Technological and patient-tailored Innovations for Maximizing Effectiveness of Cardiac Arrest Resuscitation“, ha come obiettivo dichiarato quello di riuscire a creare una piattaforma di intervento preventiva che riesca sostanzialmente ad anticipare l’evento acuto, per farlo a spiegato il dottor Tommaso Scquizzato, si parte da un’intuizione preventiva, l’evento in questione infatti non arriva dal nulla senza nessun tipo di preavviso, secondo i ricercatori infatti sono presenti delle micro oscillazioni all’interno dei dati biometrici dei pazienti che possono risultare impercettibili nel breve periodo, ma che per l’appunto possono essere registrate se si monitora il paziente per lungo tempo, stiamo parlando nello specifico di fluttuazioni nei dati elettrici cardiaci che possono ricondurre all’anticamera di un evento di quel genere.
Di conseguenza l’obiettivo della ricerca non è quello di inondare la ricerca stessa con nuovi macchinari o nuovi metodi di analisi che non farebbero altro che ingorgare il tutto, l’idea è quella di sfruttare i dati biometrici che vengono raccolti giornalmente dai pazienti utilizzando i classici smartwatch che portiamo al polso, questi ultimi infatti possono raccogliere quelle piccole fluttuazioni che da sole potrebbero fare da indicatore preventivo innescando per l’appunto la catena terapeutica necessaria a prevenire l’evento, all’interno dello studio infatti i ricercatori metteranno a confronto i dati emersi da pazienti che hanno già una storia pregressa di eventi cardiocircolatori con pazienti classificati come sani, le differenze e emerse si spera possano permettere di elaborare un pattern che consentirà di prevedere l’arrivo di un evento di questo tipo, ovviamente l’enorme mole di dati sarà affidata all’intelligenza artificiale che avrà il compito di registrare oscillazioni all’interno dei grandi numeri, queste ultime dovrebbero risultare piccole ma progressive e dovrebbero esplicitare differenze da tenere sotto osservazione.
