L’uso dello smartphone si è stabilizzato anche tra le persone oltre i 65 anni, con una presenza costante nelle routine giornaliere. Le ore trascorse davanti allo schermo non vengono più percepite come semplice passatempo, ma come parte integrante della gestione del tempo libero. Secondo gli esperti di comportamento digitale, il dispositivo tende ad assumere una funzione di regolazione emotiva, soprattutto per chi vive in condizioni di isolamento domestico. La consultazione di messaggi, notizie e contenuti sociali viene interpretata come strumento per colmare i vuoti della giornata. Si osserva così un avvicinamento alle abitudini tipiche delle fasce più giovani, con un rapporto continuativo con le notifiche e con le applicazioni di comunicazione. Il legame con il telefono non si limita alla praticità, ma si estende al bisogno di presenza simbolica, capace di offrire una sensazione di compagnia immediata.
Reperibilità e meno solitudine
La connessione continua genera un senso di urgenza digitale che spinge a rispondere rapidamente a chiamate e messaggi. Questa dinamica viene descritta come una forma di ansia da reperibilità, nella quale il silenzio dello schermo viene vissuto come un’anomalia. La dimenticanza del telefono provoca disagio e irrequietezza, segno di un legame ormai consolidato. Sul piano emotivo, lo smartphone viene indicato come attenuatore della solitudine, grazie alla possibilità di mantenere contatti costanti con familiari e conoscenti. Gli psicologi sottolineano però che tale sollievo tende a rimanere superficiale, poiché non interviene sulle cause profonde dell’isolamento. Il dialogo mediato dallo schermo offre una presenza rapida, ma non sostituisce le relazioni fisiche. In ambito familiare domina l’uso di WhatsApp, scelto per la semplicità e per la capacità di creare gruppi di conversazione, spesso utilizzati per evitare confronti diretti e ridurre il rischio di tensioni esplicite.
E per la sicurezza? Molti utenti maturi ritengono di gestire correttamente la privacy, mentre una quota rilevante entra frequentemente in contatto con fake news o tentativi di truffa. La rapidità con cui scorrono contenuti e messaggi favorisce la diffusione di informazioni ingannevoli, difficili da riconoscere senza strumenti critici adeguati. I cosiddetti nonni digitali diventano così destinatari privilegiati di comunicazioni manipolate, costruite per sembrare credibili e urgenti. L’educazione digitale viene indicata come passaggio centrale per ridurre questa vulnerabilità, attraverso un uso più consapevole delle piattaforme e delle fonti informative. In questo scenario, il telefono resta un alleato prezioso per l’autonomia e i contatti sociali, ma porta con sé un lato oscuro che richiede attenzione costante e competenze aggiornate.
