La storia del Galaxy S25+ esploso durante la ricarica continua a rimbalzare online. Tale evento oltre ad accendere i riflettori sul singolo incidente, tocca una paura molto concreta: quella di un oggetto di uso quotidiano che può trasformarsi in un pericolo serio. Secondo quanto ricostruito da Android Authority, tutto è successo mentre lo smartphone era collegato al caricabatterie. Le fiamme sono divampate e la reazione del proprietario è stata immediata e istintiva. Un intervento che ha limitato i danni nell’immediato, ma che non ha fermato il vero problema. Anche dopo aver spento le fiamme visibili, la batteria ha continuato a reagire, sprigionando fumo denso e tossico per circa venti minuti. Un tempo lunghissimo, soprattutto se si considera che quei fumi sono rimasti nell’ambiente domestico.
Galaxy S25+: ecco cosa è successo con il modello esploso
A quel punto la situazione è degenerata. Il telefono è stato portato all’esterno, mentre sul posto sono arrivati vigili del fuoco, un investigatore specializzato e persino una squadra di artificieri. Un dispiegamento insolito, che da solo rende l’idea di quanto una batteria agli ioni di litio in fuga termica venga considerata un rischio reale e imprevedibile. Nel rapporto ufficiale si parla proprio di questo: un surriscaldamento incontrollato avvenuto durante la ricarica, un processo che tende ad autoalimentarsi fino a provocare incendi, esplosioni e rilascio di gas pericolosi. Samsung, contattata in seguito, ha confermato che l’origine dell’incendio è stata la batteria del Galaxy S25+, precisando che il dispositivo si trovava sulla moquette della camera da letto. Il calore sprigionato ha incendiato il pavimento e solo l’intervento tempestivo del proprietario ha evitato conseguenze ancora più gravi.
Dopo aver superato l’emergenza, è iniziata una seconda fase: la gestione burocratica dell’incidente. Il telefono è stato sequestrato e trattato come rifiuto pericoloso. Eppure, nessuno sembrava sapere chi fosse responsabile del rilascio o quale fosse la procedura corretta. Il proprietario ha dovuto insistere a lungo per riottenere il dispositivo e avviare un confronto con Samsung. Se il primo contatto con l’azienda è avvenuto abbastanza rapidamente, le cose si sono complicate quando la pratica è finita all’ufficio assicurazioni. Alla fine Samsung ha riconosciuto la propria responsabilità, offrendo un risarcimento di 500 dollari a persona. Una cifra che ha lasciato l’amaro in bocca al proprietario, convinto che non rifletta la gravità dell’accaduto.
