Una patologia acuta assolutamente temibile è l’ictus, per coloro che ne hanno sofferto sopravvivere di per sé già è un grande traguardo ma dopo purtroppo bisogna affrontare, quasi quotidianamente, tutte le complicazioni e gli effetti negativi che quest’ultimo ha sulla qualità della vita dei pazienti, un esempio è quello correlato alla perdita della capacità di parlare, nonostante per l’appunto le idee siano ben chiare e presenti, ma le parole per l’appunto fanno fatica ad uscire.
Su questo elemento così debilitante per i pazienti e iniziato il progetto Revoice, quest’ultimo è il nome di un particolare collare intelligente messo a punto da un gruppo di ricercatori della university of Cambridge, tale dispositivo ha come obiettivo quello di restituire alle persone la capacità di parlare senza interventi invasivi e senza dispositivi troppo complessi da installare.
Il funzionamento del dispositivo
Il collare in questione si indossa facilmente intorno al collo e a prima vista non sembra un dispositivo medico, si tratta di un device leggero, lavabile e pensato per essere un compagno di tutti i giorni nella vita post ictus, dietro tutta questa semplicità però è presente davvero tanta tecnologia, il device infatti è dedicato a coloro con disartria, un disturbo assolutamente frequentissimo nei pazienti post ictus.
Il collare sfrutta una serie di sensori molto sensibili in grado di rilevare minuscole vibrazioni nei muscoli della gola e segnali fisiologici importanti come il battito cardiaco, quest’insieme di dati viene poi rielaborato tramite dei sistemi di intelligenza artificiale appositamente addestrati che ovviamente cercano di comprendere cosa la persona stia cercando di dire, il tutto tra l’altro viene intrecciato con elementi contestuali, ad esempio il momento specifico della giornata oppure la situazione all’interno della quale si trova il paziente, ciò consente di costruire frasi complete e credibili.
I test condotti ovviamente su pazienti affetti da ictus hanno mostrato dei risultati davvero sorprendenti, il margine di errore è davvero molto basso, parliamo infatti del solo 4,2% di parole interpretate in modo sbagliato, tutto ciò tra l’altro è suffragato dalle testimonianze di questi pazienti che hanno descritto il tutto come soddisfacente e in grado di abbattere la frustrazione del loro status.
Il coordinatore dello studio, Luigi Occhipinti, ha sottolineato come la perdita della parola non sia una patologia che colpisce solo coloro che hanno avuto un ictus, quest’ultima ha un impatto decisamente importante anche sui familiari, ovviamente questo dispositivo pone l’obiettivo di migliorare la qualità della vita in primis del paziente, ma anche di chi gli sta attorno, soprattutto considerando che generalmente il recupero della parola richiede i mesi o anni.
