Spotify si prepara infatti a lanciare Prompted Playlist, una nuova funzione che permette di creare playlist usando prompt testuali, sfruttando un’interazione molto simile a quella dei chatbot basati su intelligenza artificiale.
Debutto imminente in Nord America
Il servizio è atteso negli Stati Uniti e in Canada entro la fine del mese. Non si tratta di un esordio assoluto: Prompted Playlist era già comparsa in forma limitata in Nuova Zelanda alla fine dello scorso anno. Il ritmo con cui Spotify sta ampliando la distribuzione lascia però intendere che il rilascio globale potrebbe non essere lontano.
Secondo l’azienda, la nuova funzione consente di intervenire direttamente sull’algoritmo, andando oltre la semplice richiesta di musica. L’idea è quella di guidare attivamente il sistema, modellando il modo in cui Spotify propone e organizza i brani.
Playlist costruite con il linguaggio naturale
Il funzionamento è pensato per essere semplice e intuitivo. Basta scrivere una richiesta in linguaggio naturale, come avverrebbe in una conversazione. È possibile chiedere, ad esempio, una selezione di musica degli artisti preferiti degli ultimi dieci anni, oppure una playlist composta da brani già presenti nella Libreria ma mai ascoltati.
Il sistema può attingere all’intera cronologia di ascolto, combinando gusti personali e comportamenti passati per offrire risultati più mirati. Tra gli scenari supportati rientra anche la creazione di raccolte legate a un film o a una serie TV, sfruttando informazioni aggiornate sulla cultura pop e sull’attualità.
Playlist che si aggiornano nel tempo
Un altro aspetto interessante riguarda la possibilità di rendere le playlist dinamiche. Prompted Playlist permette infatti di impostare aggiornamenti automatici, con nuove aggiunte su base giornaliera o settimanale. In questo modo la raccolta non resta statica, ma evolve nel tempo seguendo criteri definiti dal prompt iniziale.
Questa impostazione punta a ridurre la distanza tra ascoltatore e algoritmo, offrendo un maggiore senso di controllo senza rinunciare alla capacità di scoperta. Spotify continua così a spingere sull’AI come strumento di supporto all’esperienza musicale, cercando un equilibrio tra automazione e intervento diretto dell’utente.
