La multa da 14 milioni di euro inflitta dall’AGCOM a Cloudflare non è passata inosservata. La risposta dell’azienda americana è arrivata rapida e, soprattutto, molto chiara: l’ipotesi di interrompere i propri servizi in Italia non è un tabù. Un messaggio che pesa, perché Cloudflare non è un attore marginale del web, ma una di quelle infrastrutture che tengono in piedi una parte enorme della rete. Il punto centrale della vicenda non è solo la sanzione in sé, quanto il precedente che rischia di creare. Cloudflare sostiene di essere stata chiamata a intervenire con procedure amministrative che, a suo avviso, aggirano le necessarie garanzie giudiziarie. È in tale spazio grigio che si inserisce la lettura di Luigi Gambardella, secondo cui la reazione dell’azienda è una valutazione fredda.
Cloudflare: le possibili reazioni alla multa dell’Italia
Ed è qui che la questione smette di essere uno scontro tra un’autorità nazionale e una multinazionale tecnologica, per diventare un problema sistemico. Secondo i dati diffusi da MCR Report, tra il 20 e il 25% dei siti italiani utilizza Cloudflare per la gestione del traffico e la sicurezza. In pratica, più di un sito su cinque dipende da tale infrastruttura. Tradotto in numeri economici, significa che una parte consistente delle transazioni online quotidiane, stimate in circa 148 milioni di euro, passerebbe in una zona di rischio. Un’interruzione anche parziale dei servizi potrebbe bruciare quasi 30 milioni di euro al giorno, solo nel settore e-commerce.
Ma l’impatto reale andrebbe ben oltre il danno immediato. Cloudflare offre gratuitamente protezioni avanzate contro attacchi DDoS a una miriade di piccoli siti, blog, e-commerce di nicchia e portali locali. Realtà che non hanno budget per soluzioni di sicurezza alternative e che, in caso di uscita improvvisa dal mercato italiano, sarebbero costrette a migrazioni rapide e costose verso provider meno strutturati. Fasi di transizione che sono anche le più vulnerabili agli attacchi informatici. In tale scenario, la vera domanda non è se Cloudflare possa permettersi di lasciare l’Italia, ma se l’Italia possa davvero permettersi di perdere Cloudflare.
