Nel mondo della tecnologia applicata alla salute c’è una promessa che ritorna ciclicamente: riuscire a misurare la glicemia senza bucare la pelle. È un’idea che attira da anni ricercatori, aziende e utenti, soprattutto perché tocca un bisogno molto concreto. I grandi nomi del settore, Apple in testa, lavorano da tempo a soluzioni di tal tipo, ma finora i risultati sono rimasti confinati ai laboratori o alle indiscrezioni. Proprio per tale motivo, quando al CES 2026 di Las Vegas è comparso un piccolo dispositivo chiamato Isaac, l’attenzione si è accesa subito. A presentarlo è stata PreEvnt, una sussidiaria di Scosche Industries, azienda americana conosciuta soprattutto per accessori tech e car audio. Isaac, almeno a prima vista, non ha nulla dell’apparecchio medico tradizionale: è poco più grande di un AirTag e si indossa come una collana. Un oggetto discreto pensato per restare addosso tutto il giorno senza farsi notare. La batteria promette un’intera giornata di utilizzo continuo e la ricarica avviene tramite USB-C.
Arriva Isaac per il monitoraggio della glicemia
L’obiettivo dichiarato è stimare i livelli di zucchero nel sangue ventiquattro ore su ventiquattro, senza punture, sensori sottocutanei o altre tecniche invasive. Se funzionasse davvero, Isaac potrebbe diventare uno strumento interessante per chi convive con il diabete di tipo 1 o 2, ma anche per persone in fase prediabetica o solo curiose di monitorare il proprio stato metabolico con maggiore continuità.
Isaac non rileva il glucosio nel sangue, ma analizza il respiro dell’utente alla ricerca di specifici biomarcatori, come l’acetone, che sono spesso associati a variazioni glicemiche. È un approccio indiretto, ma anche complesso, perché richiede correlazioni stabili e affidabili tra dati biologici che possono essere influenzati da molti fattori esterni.
Ed è qui che entra in gioco la cautela. Il dispositivo è attualmente oggetto di uno studio clinico presso l’Indiana University di Indianapolis. Qui una prima fase di test coinvolge pazienti tra i dodici e i diciannove anni con diabete di tipo 1. I risultati vengono confrontati con quelli dei sensori CGM tradizionali, considerati oggi lo standard di riferimento. In un secondo momento, la sperimentazione verrà estesa anche a soggetti con diabete di tipo 2, ampliando il campo di validazione. I primi dati dovrebbero arrivare nei prossimi mesi, e saranno cruciali per capire se Isaac può davvero mantenere le promesse.
