WhatsApp attira nuovamente l’attenzione dell’Unione Europea, con delle motivazioni che riguardano in questo caso i canali. Recentemente meta era già finito nel mirino dell’Antitrust a causa della volontà di chiudere l’accesso a WhatsApp a chatbot di terze parti. Questa scelta aveva attirato l’attenzione, perché si pensava potesse limitare la libertà da parte degli utenti e sfavorire la concorrenza.
Adesso però, il caso è del tutto differente e non riguarda più i chatbot di intelligenza artificiale, bensì i canali. Questa è una funzione introdotta abbastanza recentemente da WhatsApp per permettere la diffusione di contenuti pubblici da parte di aziende e creator.
I canali di WhatsApp hanno un ruolo divulgativo
WhatsApp all’inizio del suo lancio era una semplice piattaforma per la messaggistica istantanea. Da molti anni l’applicazione di Meta non è più solo questo, e si avvicina sempre di più ad essere un’app completa, molto più simile ad un social. I canali sono proprio una funzione di questo tipo, che permettono la distribuzione di contenuti pubblici, esattamente come un social network.
Proprio questo ruolo dei canali ha fatto finire WhatsApp sotto la lente di ingrandimento dell’Unione Europea. Infatti, secondo il Digital Services Act europeo, i canali di WhatsApp potrebbero, in alcune circostanze, cambiare classificazione.
Superando i 45 milioni di utenti mensili in Unione Europea, i canali di WhatsApp potrebbero essere classificati come Very Large Online Platform (VLOP). La classificazione di WhatsApp in questa categoria comporterebbe per i canali degli obblighi più severi rispetto a quelli attuali. Tra questi ci sarebbero misure più efficaci contro la disinformazione e contro i contenuti ritenuti illegali e maggiore trasparenza da parte della piattaforma.
I canali di WhatsApp potrebbero dunque spingere la piattaforma ad assumersi maggiori responsabilità per quanto riguarda i contenuti pubblici ed evitare qualsiasi tipo di disinformazione e di contenuti che potrebbero rivelarsi dannosi per gli utenti.
