Chi utilizza quotidianamente uno smartphone moderno – che sia un Google Pixel 6, un Galaxy o un iPhone – conosce fin troppo bene quella sensazione: stai usando il navigatore, magari Google Maps, e a metà percorso la percentuale di batteria inizia a scendere in modo preoccupante. La tentazione è dare la colpa allo schermo acceso o al GPS, ma spesso il problema è più subdolo e si nasconde nelle applicazioni installate, molte delle quali continuano a lavorare anche quando pensiamo di non usarle.
Secondo un’analisi condotta da Elevate, azienda specializzata in telecomunicazioni e reti, alcune delle app più diffuse al mondo sono anche tra le più energivore, sia durante l’uso attivo sia – soprattutto – quando operano in background. Un consumo silenzioso che, sommato nel corso della giornata, può fare la differenza tra arrivare a sera con tranquillità o cercare disperatamente una presa di corrente.
Cosa ha analizzato Elevate e perché i dati sono interessanti
Lo studio di Elevate non si limita a osservare quante ore passiamo su un’app, ma incrocia diversi parametri: tempo medio di utilizzo mensile, consumo di batteria per ogni ora di attività, traffico dati e processi eseguiti in background. È proprio quest’ultimo punto a rivelarsi cruciale, perché molte applicazioni continuano a sincronizzare contenuti, notifiche, suggerimenti e aggiornamenti anche quando non sono visibili sullo schermo. Il risultato è una fotografia piuttosto chiara: le app più popolari non sono necessariamente le più ottimizzate, e anzi spesso sono proprio quelle che incidono maggiormente sull’autonomia quotidiana.
In cima alla classifica troviamo Netflix, un nome che non sorprende ma i cui numeri colpiscono comunque. Gli utenti trascorrono in media circa 60 ore al mese guardando film e serie TV, un utilizzo che, secondo Elevate, equivale a oltre quindici ricariche complete della batteria nell’arco di un solo mese. A incidere non è solo lo streaming video, ma anche il lavoro svolto in background: Netflix rimane attiva per circa 13 ore mensili senza che l’utente se ne renda conto, gestendo download, suggerimenti personalizzati e aggiornamenti dell’interfaccia. Un comportamento che spiega perché, dopo una maratona serale, lo smartphone sembri improvvisamente “stanco”.
TikTok e YouTube: meno ore, ma consumi comunque elevati
Subito dietro Netflix troviamo TikTok, con una media di 33 ore di utilizzo mensile. Ogni ora di scroll e video autoplay ha un costo energetico significativo, a cui si aggiungono circa 10 ore di attività in background. Il risultato è un drenaggio costante che può sorprendere anche gli utenti più attenti. YouTube segue a breve distanza. Pur consumando meno di TikTok in termini assoluti, resta comunque una delle principali cause di scaricamento rapido della batteria, soprattutto se usata con risoluzioni elevate, HDR attivo e connessioni mobili. Anche qui, il lavoro “invisibile” dell’app contribuisce a peggiorare la situazione. Quando si parla di consumo energetico, i social network meritano un capitolo a parte. Applicazioni come Threads, Instagram e Facebook non sono particolarmente voraci durante l’uso attivo, ma diventano problematiche per la quantità di operazioni eseguite in background.
Instagram, ad esempio, continua a precaricare contenuti, aggiornare il feed e sincronizzare notifiche anche quando non viene aperta per ore. Facebook, dal canto suo, rimane uno dei casi più emblematici di app “sempre sveglia”, capace di incidere sull’autonomia anche senza un utilizzo diretto.
