La Stazione Spaziale Internazionale sta per andare in pensione. Entro il 2030, o forse anche prima, quella gigantesca struttura brucerà rientrando nell’atmosfera, lasciando un vuoto che non è solo fisico, ma tecnologico. Ed è proprio in tale vuoto che si inserisce l’audace mossa russa. Non si parla di un semplice sostituto, ma di un vero cambio di paradigma: passare dall’adattarsi allo spazio al provare a portarsi dietro un pezzetto di Terra. Il centro del problema è la specie umana è stata progettata per vivere con i piedi piantati al suolo. La microgravità è divertente per i video su YouTube dove gli astronauti rincorrono gocce d’acqua, ma per il corpo umano è un incubo. Senza il peso costante che schiaccia verso il basso, le ossa decidono che non serve più essere così dense, i muscoli si “sciolgono” perché non devono lottare contro nulla e il cuore, pigro, smette di pompare con la stessa grinta. L’idea russa di una stazione rotante è la risposta muscolare a tale limite biologico.
Nuova Stazione spaziale rotante in arrivo dalla Russia?
Il brevetto di Energia descrive una struttura che sfida la fisica della vecchia scuola spaziale. Il concetto è sfruttare la forza centrifuga. Se si riesce a far girare i moduli abitativi a circa cinque giri al minuto, a una distanza sufficiente dal centro, si crea una spinta verso l’esterno che i nostri piedi percepirebbero come gravità. Non sarebbe identica alla nostra, probabilmente circa la metà, ma sarebbe sufficiente per permettere a un ricercatore di camminare, dormire e, soprattutto, restare in salute.
Certo, costruire una cosa del genere non è proprio semplice. Il problema del “docking“, ovvero l’attracco delle navette, è forse la sfida più grande. Provare ad agganciare un veicolo a qualcosa che gira è come tentare di saltare su una giostra in corsa senza farsi male. Per tale motivo il progetto prevede dei nuclei centrali fissi, delle zone di calma piatta dove le capsule Soyuz o Progress possano attraccare in sicurezza prima che l’equipaggio passi nelle zone rotanti.
Oltre alle sfide ingegneristiche, c’è una questione di tempistiche e politica. Se tale brevetto dovesse trasformarsi in realtà, la Russia non starebbe solo costruendo un avamposto, ma starebbe gettando le basi per i viaggi a lungo raggio. Non resta che attendere e scoprire cosa cambierà per il futuro nello spazio.
