Nel campo del calcolo quantistico Google si trova ora a confrontarsi con un risultato che sposta l’equilibrio della competizione globale. Un gruppo di ricercatori della University of Science and Technology of China ha dimostrato che è possibile costruire un qubit logico stabile utilizzando un sistema di correzione degli errori completamente basato su microonde. Il traguardo raggiunto, un surface code di distanza 7, rappresenta una soglia fondamentale. Significa infatti dimostrare che aumentando le dimensioni del sistema gli errori non esplodono, ma iniziano a essere contenuti in modo efficace.
Il problema della fragilità dei qubit accompagna il calcolo quantistico fin dalle sue origini. . È per questo che la correzione degli errori è considerata la vera soluzione tra esperimenti da laboratorio e macchine realmente utilizzabili. Negli ultimi anni, il surface code si è imposto come la soluzione più credibile, attirando investimenti e sforzi sia negli Stati Uniti sia in Cina.
Google a confronto con un approccio più semplice e scalabile
Il confronto con Google rende il risultato cinese ancora più interessante. Dopo aver dimostrato un qubit logico di distanza 3 nel 2022, il team guidato da Pan Jianwei aveva già mostrato una crescita costante. Google, dal canto suo, aveva risposto riuscendo a raggiungere la distanza 7 con il processore Willow nel 2025, puntando però su un’architettura estremamente complessa, fatta di controlli hardware sofisticati e cablaggi intricati in ambienti criogenici. Una soluzione potente, ma difficile da estendere su larga scala.
I ricercatori cinesi hanno scelto una strada diversa. Invece di aumentare la complessità fisica del sistema, hanno affidato la soppressione degli errori a segnali a microonde, capaci di viaggiare sugli stessi collegamenti grazie a tecniche di multiplexing. Il risultato è un’architettura più snella, con un numero di cavi drasticamente ridotto e una struttura che, almeno in teoria, si presta meglio a crescere fino a centinaia di migliaia di qubit.
A rafforzare la portata del risultato c’è il dato sulla soppressione degli errori, pari a un fattore di 1,4: aumentando la dimensione del codice, il tasso di errore diminuisce invece di peggiorare. È il segnale che gli esperti aspettano per capire se un’architettura può davvero funzionare su larga scala. Pubblicato su Physical Review Letters, lo studio suggerisce che esistono alternative pratiche ai modelli più complessi finora dominanti. Per Google e per l’intero settore, è un messaggio chiaro. La corsa al computer quantistico affidabile è tutt’altro che chiusa e potrebbe imboccare strade meno prevedibili di quanto si pensasse.
