Bologna sta diventando una sorta di laboratorio a cielo aperto per quella che potremmo definire la mobilità del futuro, o almeno una versione molto più coraggiosa di quella a cui siamo abituati. Se avete seguito le cronache cittadine negli ultimi tempi, saprete che sotto le Due Torri non ci si annoia mai quando si parla di viabilità urbana. Dopo il polverone sollevato dai 30 km/h, che ha diviso l’opinione pubblica tra chi lodava la sicurezza e chi imprecava guardando il tachimetro, la città ha deciso di alzare ancora l’asticella. Questa volta il mirino si è spostato sulla Zona a Traffico Limitato e, in particolare, su una categoria di auto che per anni ha goduto di una sorta di “immunità diplomatica” urbana: le ibride.
Troppe auto ibride: Bologna cambia le regole della ZTL
Il cambiamento non è di quelli che passano inosservati, perché va a toccare una convinzione ormai radicata in molti automobilisti, ovvero che avere un motore elettrico sotto il cofano, anche se piccolo o di supporto, sia un passaporto garantito per il cuore delle nostre città. Bologna ha deciso di dire basta a questo automatismo, almeno per chi non abita entro i confini comunali. Dal 1° gennaio 2026, infatti, il centro storico chiuderà i battenti alle auto ibride dei non residenti. È una mossa che può sembrare drastica, ma se guardiamo i numeri, si capisce subito che l’amministrazione si è trovata davanti a un bivio obbligato.
Negli ultimi quattro anni, i permessi ZTL per le ibride sono letteralmente esplosi, crescendo di oltre il sessanta per cento. Parliamo di una marea di veicoli che ha iniziato a intasare strade nate per i carri e per i pedoni, rendendo la vita impossibile a chi in centro ci vive e magari impiega mezz’ora solo per trovare un buco dove parcheggiare. In pratica, l’agevolazione è diventata vittima del suo stesso successo: troppe auto “verdi” finiscono per creare lo stesso identico ingorgo urbano delle auto a benzina, con l’unica differenza che le prime hanno un adesivo diverso sul parabrezza.
La nuova filosofia del Comune è chiara: lo spazio urbano è una risorsa finita e preziosa, e non basta avere un’auto tecnologicamente avanzata per averne diritto in modo incondizionato. Per i residenti bolognesi, in realtà, la situazione resta gestibile, anche se non mancano i paletti sulla sosta che rimane a pagamento. Il vero spartiacque però è tra l’ibrido e l’elettrico puro. Mentre le prime iniziano a essere viste come una tecnologia di transizione che non merita più privilegi assoluti, le auto totalmente elettriche continuano a correre su una corsia preferenziale, mantenendo accesso libero e parcheggi gratuiti.
Questo provvedimento ci racconta molto di come sta cambiando l’idea di città. Non si tratta più solo di ridurre le emissioni di CO2, ma di decongestionare fisicamente i centri storici, rendendoli più respirabili e meno simili a enormi parcheggi a cielo aperto. È un segnale forte che probabilmente farà scuola anche in altre grandi città italiane, dove il sovraffollamento dei permessi speciali sta diventando un problema ingestibile. Bologna, insomma, sta scommettendo su una città dove il mezzo privato è l’eccezione, e non la regola, spingendo chi viene da fuori a riflettere seriamente se quel viaggio in centro valga davvero la pena di essere fatto in auto.
