Le ultime indiscrezioni sul prossimo HomePod mini di Apple hanno spento un po’ dell’entusiasmo che circolava tra gli appassionati di tecnologia e domotica. Per mesi, i rumor più ottimisti avevano dipinto un futuro in cui il piccolo speaker sferico avrebbe ricevuto il chip di rete proprietario N1, promettendo Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e pieno supporto al protocollo Thread. Una soluzione pensata da Apple per rendere l’integrazione tra hardware e software ancora più fluida, con connessioni più stabili e consumi ottimizzati. Ma a quanto pare, chi sperava in un HomePod mini superpotente dovrà rivedere le proprie aspettative: il dispositivo, almeno stando alle ultime scoperte, continuerà a usare moduli di rete forniti da MediaTek.
Nuovo HomePod mini con MediaTek, Wi-Fi avanzato solo sui premium
La conferma arriva da un’analisi del codice contenuto in un kit di debug del kernel di macOS, che collega il prossimo HomePod mini al nome in codice “Sunrise”. Nelle pratiche interne di Cupertino, questo termine indica proprio i chip MediaTek per Wi-Fi e Bluetooth, smontando le previsioni che vedevano l’N1 montato anche sui prodotti di fascia base. Il chip N1, noto internamente come “Centauri”, sembra destinato esclusivamente ai dispositivi premium, mentre i modelli più economici continueranno a fare affidamento su soluzioni di terze parti, più economiche e già collaudate, un po’ per contenere i costi e un po’ per preservare i margini.
Questo cambiamento di strategia non riguarda solo l’HomePod mini: secondo le informazioni emerse, anche altri dispositivi “entry-level”, come l’iPhone 17e, l’iPad 12 e alcuni modelli di MacBook con A18 Pro, non riceveranno il chip proprietario, continuando a usare soluzioni esterne. È chiaro che Apple stia cercando un equilibrio tra prestazioni e prezzo, privilegiando la fascia premium per le innovazioni più spinte, mentre i prodotti di base restano affidabili ma meno avanzati sul fronte connettività.
Per chi segue l’evoluzione della smart home, la scelta di MediaTek può apparire come un compromesso: niente Wi-Fi 7 o Bluetooth 6 su uno speaker che molti speravano diventasse il cuore della propria rete domestica intelligente. Ma al tempo stesso, questo significa un HomePod mini più accessibile, con prestazioni ancora solide e compatibili con gli standard attuali, senza gravare troppo sul prezzo finale. In fondo, Apple sembra voler dire: l’innovazione più estrema resta per chi punta al top della gamma, mentre il resto degli utenti può godersi la tecnologia a un prezzo più contenuto senza rinunciare alla qualità complessiva.
In sostanza, l’HomePod mini di seconda generazione conferma ancora una volta la filosofia Apple: innovazione differenziata a seconda del segmento di mercato, dove la fascia premium si prende la scena con chip proprietari e tecnologie all’avanguardia, e la fascia base resta solida, affidabile e più accessibile. Una scelta pragmatica, che forse deluderà chi voleva vedere un mini speaker da record, ma che ha senso per il bilancio complessivo della linea prodotti.
