Apple ha aggiornato gli accordi di licenza dedicati agli sviluppatori, inserendo una modifica che incide in modo diretto sulla gestione economica dei rapporti con l’App Store. La novità riguarda la possibilità, da parte dell’azienda, di recuperare importi non versati come commissioni o altri oneri attraverso meccanismi di compensazione automatica. Una scelta che interessa in modo particolare i mercati in cui è consentito l’uso di pagamenti esterni rispetto al sistema tradizionale dell’App Store.
Il cambiamento non introduce nuovi costi in senso stretto, ma ridefinisce le modalità con cui Apple può rientrare di somme che ritiene dovute.
Recupero automatico delle somme dovute
Nel testo aggiornato dell’accordo, Apple specifica di riservarsi il diritto di “compensare o recuperare” eventuali importi non corrisposti. Questo può avvenire trattenendo direttamente i proventi generati dagli acquisti in-app elaborati per conto degli sviluppatori, inclusi abbonamenti, beni digitali e applicazioni a pagamento.
La formulazione scelta è piuttosto ampia. Apple indica di poter procedere al recupero crediti “in qualsiasi momento” e “di tanto in tanto”, lasciando intendere che le trattenute possano avvenire anche senza una cadenza prestabilita. L’accordo non chiarisce in modo dettagliato quali criteri verranno utilizzati per stabilire l’esistenza di un credito a favore dell’azienda, un aspetto che potrebbe generare incertezza per chi gestisce flussi di pagamento complessi.
Estensione agli account collegati
Un altro punto rilevante riguarda l’estensione di questi poteri anche a entità collegate allo sviluppatore principale. Apple afferma infatti di poter recuperare gli importi dovuti anche da affiliate, società controllanti o controllate associate all’account debitore.
In termini pratici, questo significa che eventuali trattenute potrebbero coinvolgere ricavi provenienti da altre app dello stesso gruppo o da applicazioni pubblicate da una società madre, ampliando l’impatto potenziale delle nuove clausole.
Un quadro normativo sempre più frammentato
Le politiche di Apple su commissioni e corrispettivi variano in base alle normative locali e il nuovo accordo si inserisce in un contesto già molto articolato. L’impatto delle nuove regole potrebbe estendersi a mercati come Unione europea, Stati Uniti e Giappone, dove l’uso di sistemi di pagamento esterni comporta obblighi differenti.
Negli Stati Uniti, alcune commissioni restano oggetto di contenzioso. Di recente, una corte federale d’appello ha stabilito che un tribunale di primo grado dovrà valutare se consentire ad Apple di riscuotere una parte delle commissioni, ma non l’intero 27% applicato in precedenza. In Europa, invece, è destinata a cambiare la struttura dei costi legati alla Core Technology Fee, che dal 2026 verrà sostituita dalla nuova Core Technology Commission, basata su una percentuale e su criteri più complessi.
Nuovi obblighi di conformità
L’aggiornamento non riguarda solo gli aspetti economici. . Vengono definite regole più chiare anche per gli assistenti vocali e i chatbot basati su AI attivabili tramite il tasto laterale dell’iPhone.
In particolare, Apple vieta la progettazione di app pensate per facilitare registrazioni audio, video o dello schermo senza che l’utente ne sia consapevole. Le registrazioni restano consentite, ma solo se effettuate in modo trasparente e dichiarato. Resta da capire come queste indicazioni verranno interpretate nella fase di revisione delle applicazioni, un passaggio che potrebbe avere conseguenze pratiche rilevanti per molti sviluppatori.
