All’inizio di novembre Amazon aveva messo le mani avanti, annunciando che avrebbe iniziato a fare pulizia sulle Fire TV. L’obiettivo dichiarato era chiaro: individuare e bloccare le app che permettono di accedere a contenuti piratati o comunque non coperti da licenza. Un annuncio che non aveva sorpreso nessuno, anche perché il tema è sul tavolo da anni. Poi, a inizio dicembre, sono arrivati i primi segnali concreti: messaggi di avvertimento che comparivano all’apertura di alcune applicazioni, con la promessa piuttosto esplicita di un blocco imminente.
Amazon fa sul serio: le app pirata non partono più
Ora quel “imminente” è diventato realtà. A distanza di una decina di giorni, Amazon ha iniziato a disattivare del tutto le app finite nella blacklist. Chi le aveva installate se n’è accorto subito: niente più possibilità di avviarle. Prima c’era ancora una sorta di scappatoia, quel pulsante “Avvia comunque” che permetteva di ignorare l’avviso e andare avanti lo stesso. Adesso non c’è più. Al suo posto è rimasto solo un innocuo “Ignora”, che di fatto chiude tutto lì. L’app resta sul dispositivo, ma è completamente inutilizzabile.
Nemmeno i tentativi più ovvi funzionano. Disinstallare e reinstallare non serve a nulla, perché il sistema riconosce immediatamente l’app e la blocca di nuovo, senza concedere alcun periodo di tolleranza. È un segnale piuttosto chiaro della direzione presa da Amazon, che sembra voler dimostrare di fare sul serio, almeno sul piano formale.
Il punto è che il meccanismo scelto per questo blocco è tutt’altro che sofisticato. Da quanto emerso, Amazon starebbe identificando le app “incriminate” semplicemente in base al nome del pacchetto. Una soluzione rapida, certo, ma anche sorprendentemente fragile. E infatti non ci è voluto molto prima che iniziassero a circolare i primi aggiramenti. Alcuni servizi di streaming non autorizzati hanno iniziato a distribuire versioni alternative delle proprie app, identiche nel funzionamento ma con un nome di pacchetto diverso. Altri utenti, un po’ più smanettoni, hanno messo mano a versioni modificate non ufficiali, pensate apposta per passare sotto il radar.
C’è poi tutta la questione delle app clonate. Esistono strumenti che permettono di creare una copia di un’app cambiandone l’identità interna, rendendola di fatto “nuova” agli occhi del sistema. Non è una soluzione universale, perché alcuni servizi rifiutano le connessioni provenienti da versioni modificate, ma anche qui stanno spuntando workaround e alternative.
Fire TV e il braccio di ferro sulle app clonate
Amazon, nel frattempo, ha rimosso dal proprio App Store uno di questi strumenti, App Cloner. Una mossa coerente con la linea dura, ma che ha avuto un effetto collaterale piuttosto prevedibile: lo sviluppatore ha semplicemente reso disponibile una versione ancora più avanzata direttamente dal proprio sito. Risultato? Lo strumento è ancora accessibile, solo un po’ meno visibile.
Va anche detto che il blocco, almeno per ora, sembra colpire solo le app che offrono apertamente accesso a contenuti non autorizzati, senza richiedere particolari configurazioni. Applicazioni come Kodi, che di per sé sono media player neutri e diventano “problematici” solo con l’aggiunta di componenti esterni, restano fuori dal mirino. Una distinzione che mostra bene i limiti dell’intervento di Amazon: più che una soluzione definitiva, sembra l’inizio di un braccio di ferro destinato a durare.
