Il contrasto alla pirateria audiovisiva in Francia si avvia verso una fase di profonda trasformazione. L’autorità competente, Arcom, ha infatti indicato come prioritaria l’introduzione di strumenti in grado di intervenire con maggiore rapidità contro la diffusione illegale di contenuti. In particolare quelli trasmessi in diretta. La prospettiva è quella di rendere operativo, entro la prima metà del 2026, un sistema automatizzato. Il quale deve essere capace di individuare e bloccare in tempo reale le IPTV pirata. Oggi l’oscuramento dei servizi non autorizzati avviene attraverso procedure manuali che richiedono diversi giorni. Tale intervallo temporale consente ai flussi pirata di restare accessibili per tutta la durata di eventi sportivi e spettacoli dal vivo. Riducendo così l’efficacia delle misure di tutela dei diritti audiovisivi. Il nuovo sistema punta, invece, a colpire le trasmissioni mentre sono ancora in corso, o comunque entro tempi compatibili con la loro fruizione.
Nuovo intervento in Francia ricorda il Piracy Shield
Il problema non è soltanto tecnologico, ma anche economico. In Francia la pirateria continua a essere descritta come un fenomeno di dimensioni rilevanti. Le stime indicano una perdita complessiva di circa 1,5 miliardi di euro per i titolari dei diritti. Una cifra che equivale a circa il 12% del mercato audiovisivo legale. Tale dato restituisce l’immagine di un settore che vede una parte significativa del proprio valore erosa da pratiche illecite ormai strutturate.
A tali perdite dirette si aggiungono costi meno visibili, ma altrettanto significativi. I fornitori di accesso a Internet e gli operatori dei servizi sportivi sostengono spese continue per l’implementazione delle misure di blocco. Mentre l’autorità di regolazione destina ogni anno circa 2,2 milioni di euro alle attività di contrasto alla pirateria. L’impatto si estende anche alle finanze pubbliche, con una riduzione stimata delle entrate fiscali pari a circa 400 milioni di euro. Quest’ultima attribuita al mancato pagamento di imposte legate alla fruizione illegale dei contenuti.
Dal punto di vista operativo, la differenza tra il sistema attuale e quello previsto è rilevante. Oggi vengono gestite soltanto alcune centinaia di richieste di blocco a settimana. Mentre una soluzione automatizzata sarebbe in grado di processarne migliaia, rispondendo in modo più efficace alla pratica di cambiare frequentemente indirizzi IP per aggirare le restrizioni.
