Riguardo la transizione energetica, uno dei limiti dell’energia solare riguarda la sua dipendenza dai cicli naturali. La produzione fotovoltaica, anche se in crescita, si interrompe con il calare del Sole. Rendendo necessario il ricorso a sistemi di accumulo o a fonti alternative. In tale contesto si inserisce la proposta di una startup statunitense Overview Energy, che ha reso pubblica una strategia orientata a superare il problema dell’intermittenza. La soluzione si basa sulla raccolta di energia solare nello spazio. Sfruttando un ambiente non condizionato dall’alternanza giorno-notte. L’idea prevede l’uso di satelliti in orbita geosincrona. Nel dettaglio, a circa 35.400 chilometri dalla superficie terrestre. Una posizione che consente l’esposizione continua alla radiazione solare. Il sistema ipotizzato prevede la trasformazione dell’energia raccolta in fasci laser a infrarossi. I quali sono diretti verso la Terra.
Overview Energy presenta un nuovo sistema per l’energia solare
Un aspetto centrale del progetto riguarda le modalità di ricezione dell’energia. A differenza di precedenti ipotesi di solare spaziale, spesso basate su trasmissioni a microonde e su grandi stazioni riceventi dedicate, tale approccio mira a utilizzare le infrastrutture fotovoltaiche già esistenti. I fasci laser sarebbero indirizzati verso i parchi solari tradizionali. Integrandosi con gli impianti attuali e riducendo la necessità di nuove opere infrastrutturali. Secondo i promotori dell’iniziativa, tale scelta potrebbe tradursi in una riduzione dei costi di implementazione. Ed anche in tempi di adozione più rapidi.
Sul piano dello sviluppo tecnologico, il progetto ha già superato alcune fasi preliminari. In laboratorio sono stati testati sistemi di laser e ottiche in grado di operare a potenze di diverse migliaia di watt. Dimostrando la possibilità di gestire il trasferimento di energia in modo controllato. A tali test si è aggiunta una dimostrazione pratica condotta in condizioni reali, durante la quale l’energia è stata trasmessa da un piccolo aereo in volo a un ricevitore a terra. Ciò a una distanza di circa cinque chilometri. L’esperimento, pur limitato nella scala, ha permesso di verificare la fattibilità del trasferimento di potenza in un contesto dinamico.
Il progetto solleva, però, anche diverse criticità. Un rapporto pubblicato nel 2024 ha evidenziato le difficoltà legate all’assemblaggio di strutture di grandi dimensioni nello spazio, alla gestione autonoma di sistemi in orbita geosincrona e ai costi elevati rispetto alle soluzioni terrestri. A ciò si aggiungono le preoccupazioni sulla sicurezza dei fasci energetici. Ciò, in particolare, per l’aviazione e per la fauna.
Inoltre, il percorso verso un’applicazione operativa richiede risorse significative. Finora il progetto ha raccolto circa 20 milioni di dollari da investitori specializzati. Le risorse serviranno a finanziare una futura dimostrazione in orbita bassa, prevista entro il 2028. Ciò con l’obiettivo di validare l’intero sistema di trasmissione dallo spazio alla Terra. L’orizzonte temporale indicato per l’avvio delle operazioni commerciali è intorno al 2030.
