La prospettiva di eliminare il controllo annuale delle caldaie domestiche cambia radicalmente un sistema in vigore da anni. Una bozza del nuovo decreto ministeriale, visionata dalle associazioni artigiane, prevede l’abrogazione delle ispezioni periodiche in presenza. La norma supererebbe quanto stabilito dal Dpr 74 del 2013. Se confermata, la misura inciderebbe su circa venti milioni di impianti a gas presenti nelle abitazioni. Una parte consistente di queste caldaie ha oltre quindici anni di vita. Il nuovo assetto lascerebbe spazio solo a verifiche documentali svolte a distanza. Non sarebbero più previste ispezioni tecniche effettuate direttamente nelle case.
Il cambiamento arriva dopo lo stop europeo al divieto di nuove installazioni. Secondo molti operatori, si tratta di un ulteriore rallentamento della transizione energetica. L’obiettivo dichiarato sarebbe ridurre i costi sostenuti dalle famiglie. Tuttavia, il risparmio immediato rischia di nascondere conseguenze più complesse. Senza controlli regolari, aumentano le probabilità di malfunzionamenti non rilevati. Questo scenario potrebbe tradursi in maggiori consumi e minore efficienza complessiva. Anche la sicurezza domestica potrebbe risentirne nel medio periodo.
La protesta degli artigiani e i rischi nascosti dietro le caldaie senza controlli
L’Unione Artigiani di Milano e Monza Brianza ha espresso forte preoccupazione per gli effetti della riforma. Secondo i rappresentanti del settore, affidarsi solo a controlli digitali richiederebbe infrastrutture oggi inesistenti. Servirebbero piattaforme capaci di incrociare dati energetici, anagrafici e abitativi. L’Italia non dispone ancora di un sistema informativo unificato e affidabile.
Il decreto prevede inoltre controlli di efficienza ogni quattro anni. Le regioni potrebbero introdurre verifiche aggiuntive in autonomia. Questo approccio rischia di creare disomogeneità sul territorio nazionale. Alcune caldaie potrebbero restare senza monitoraggio per lunghi periodi. Le conseguenze toccherebbero salute, ambiente e spesa energetica. Un impianto non controllato consuma di più e inquina maggiormente. Gli artigiani temono anche ricadute economiche sul settore della manutenzione. Marco Accornero paragona la scelta all’eliminazione delle revisioni auto. Meno controlli porterebbero a più incidenti e maggiore inquinamento. Ridurre i costi diretti oggi potrebbe aumentare quelli sanitari domani. Le famiglie rischiano bollette più alte e ambienti meno sicuri. La questione resta aperta in attesa del testo definitivo.
