Scorrere Discover e trovare contenuti poco rilevanti è una sensazione comune, anche su un servizio che da anni punta sulla personalizzazione. Google sembra voler affrontare il problema alla radice e sta sperimentando un nuovo approccio che mette l’utente al centro in modo più diretto. L’obiettivo è rendere Discover meno dipendente da feedback frammentati e più aderente alle preferenze reali di chi lo utilizza ogni giorno.
“Tailor your feed” cambia il modo di personalizzare Discover
Il test prende il nome di Tailor your feed ed è comparso all’interno di Search Labs, l’area dedicata alle funzioni sperimentali. In questa versione, Discover consente di indicare interessi, temi da ridurre e persino fonti da includere o escludere usando frasi scritte in linguaggio naturale. Non più solo pulsanti o categorie rigide, ma richieste espresse con parole proprie.
Il sistema sfrutta modelli basati su AI, che interpretano le indicazioni fornite e provano a rimodellare il flusso di notizie di conseguenza. È un cambio di paradigma rispetto ai controlli tradizionali, che spesso risultano troppo generici per descrivere gusti complessi.
Più controllo rispetto ai feedback classici
Discover già permette di intervenire sui contenuti tramite il menu a tre puntini, scegliendo opzioni come “meno articoli su questo argomento” o “non mostrare contenuti da questa fonte”. Il nuovo test promette però un livello di controllo più raffinato. Invece di reagire a singoli articoli, è possibile descrivere in anticipo cosa si desidera vedere.
Google porta l’esempio del cibo: non semplici “ricette”, ma ricette legate a specifiche preferenze alimentari o restrizioni. Allo stesso modo, si possono fare richieste più astratte, come dare al feed un certo tono o uno stile preciso, andando oltre la semplice classificazione per argomenti.
Un esperimento ancora limitato
Al momento, Tailor your feed è disponibile solo per una parte degli utenti iscritti a Search Labs. L’attivazione non è garantita per tutti e non è detto che la funzione arrivi nella stessa forma alla versione pubblica di Discover.
Resta aperta anche una questione di equilibrio. Se da un lato l’utente può esprimere preferenze molto dettagliate, dall’altro sarà sempre l’AI a interpretarle e tradurle in scelte concrete. Capire quanto questa interpretazione sarà fedele alle intenzioni espresse richiederà tempo e test sul campo.
Il tentativo, però, è chiaro: trasformare Discover in uno spazio meno passivo e più consapevole, dove la personalizzazione non è solo suggerita, ma dichiarata apertamente.
