Riguardo la ricerca sui materiali da costruzione, l’attenzione si sta spostando verso soluzioni capaci di ridurre l’impatto climatico ed anche invertirne il processo. È in tale contesto che un gruppo di studiosi del Worcester Polytechnic Institute, nel Massachusetts, ha realizzato un materiale che reinterpreta il concetto di mattone. Ciò introducendo un elemento fino a oggi raramente associato al settore edilizio: la capacità di sequestrare CO2 durante il processo di formazione. Il nuovo composto, denominato Enzymatic Structural Material, nasce come risposta a fragilità già note nei materiali bio-ispirati. Le versioni precedenti tendevano a perdere resistenza in ambienti particolarmente umidi, un limite che aveva compromesso i tentativi iniziali dello stesso gruppo di ricercatori. Le indagini tecniche hanno mostrato come l’origine del problema risiedesse nella natura idrofila dei polimeri utilizzati. Elemento che rendeva i materiali sensibili all’umidità. Da qui l’introduzione di una struttura di supporto idrofoba, ottenuta impiegando sabbia come impalcatura e sfruttando la crescita di cristalli di carbonato di calcio generati tramite l’enzima carbonato anidrasi.
Presentato un nuovo mattone in grado di trattenere CO2
L’aspetto più rilevante è la quantità di anidride carbonica sequestrata. Si parla di circa 6,1 chilogrammi per ogni metro cubo prodotto. Il confronto con la produzione di cemento convenzionale (che per la stessa quantità genera mediamente 330 chilogrammi di emissioni) evidenzia un divario sostanziale. Accanto al dato climatico, la resistenza alla compressione raggiunge i 25,8 megapascal. Un valore che non sostituisce il calcestruzzo strutturale, ma apre margini per utilizzi in pannelli, coperture leggere e componenti prefabbricati, ambiti in cui la rapidità di indurimento rappresenta un ulteriore vantaggio.
La possibilità di riparare e riciclare il materiale amplia, inoltre, le prospettive nel campo dell’economia circolare. Nonostante le potenzialità, l’introduzione dell’ESM su larga scala richiederà tempo. Restano da verificare la durabilità in ambienti differenti, la sostenibilità economica dei processi e l’efficacia della produzione su volumi elevati. In ogni caso, il materiale sviluppato si colloca come una delle proposte che potrebbero contribuire alla trasformazione del settore, in un momento in cui la pressione normativa e ambientale spinge verso modelli più sostenibili.
