Nel settore della ricerca biomedica statunitense si sta affacciando una nuova tecnologia. Quest’ultima punta a intervenire sul cuore energetico delle cellule con una precisione mai osservata prima. Nei laboratori della Texas A&M University, un gruppo di studiosi sta testando un sistema capace di amplificare l’attività dei mitocondri. Elementi fondamentali per la produzione di energia e noti per perdere efficienza con l’età. Contribuendo così al peggioramento di condizioni come diabete, malattie neurodegenerative e disturbi muscolari. Il progetto prende forma all’interno dell’équipe coordinata dal professore di ingegneria biomedica Akhilesh K. Gaharwar. Autore di uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
In tale lavoro la questione dell’invecchiamento cellulare viene affrontata attraverso materiali dalle dimensioni quasi impercettibili. Si parla di minuscole particelle, chiamate nanofiori, composte da disolfuro di molibdeno. Tali frammenti, talmente sottili da superare di centinaia di volte la finezza di un capello umano, hanno la capacità di entrare spontaneamente nelle cellule staminali, rispecchiando i naturali processi di assorbimento dei nutrienti.
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Una volta inglobati, i nanofiori modificano il comportamento delle cellule staminali, inducendole a produrre una quantità superiore di mitocondri. In alcuni casi, la produzione raggiunge livelli doppi rispetto alla norma. Le cellule così potenziate vengono poi messe in comunicazione con cellule più vecchie o compromesse, che possono assorbire i mitocondri in eccesso. Tale trasferimento è facilitato dalla naturale tendenza delle cellule staminali a dirigersi verso i tessuti danneggiati grazie al meccanismo di homing.
Nonostante il potenziale, la tecnologia è ancora agli esordi. Tra gennaio e febbraio sono previsti i primi test su ratti. Un passaggio necessario prima di eventuali studi sull’uomo. Solo in seguito sarà possibile comprendere se l’approccio rispetti gli standard di sicurezza richiesti per un impiego clinico.
In una applicazione medica, le cellule staminali del paziente verrebbero raccolte e trattate in laboratorio con i nanofiori. Per poi essere reintrodotte per distribuire mitocondri ai tessuti più deboli. La collaborazione con centri impegnati nello studio della distrofia muscolare, della steatosi epatica e delle disfunzioni del sistema nervoso indica la volontà di esplorare ambiti diversi.
