In questo articolo Indice dei contenuti 1 sezione

In tale lavoro la questione dell’invecchiamento cellulare viene affrontata attraverso materiali dalle dimensioni quasi impercettibili. Si parla di minuscole particelle, chiamate nanofiori, composte da disolfuro di molibdeno. Tali frammenti, talmente sottili da superare di centinaia di volte la finezza di un capello umano, hanno la capacità di entrare spontaneamente nelle cellule staminali, rispecchiando i naturali processi di assorbimento dei nutrienti.
Ecco come ringiovanire le cellule: nuovo studio dagli Stati Uniti
Una volta inglobati, i nanofiori modificano il comportamento delle cellule staminali, inducendole a produrre una quantità superiore di mitocondri. In alcuni casi, la produzione raggiunge livelli doppi rispetto alla norma. Le cellule così potenziate vengono poi messe in comunicazione con cellule più vecchie o compromesse, che possono assorbire i mitocondri in eccesso. Tale trasferimento è facilitato dalla naturale tendenza delle cellule staminali a dirigersi verso i tessuti danneggiati grazie al meccanismo di homing.
Nonostante il potenziale, la tecnologia è ancora agli esordi. Tra gennaio e febbraio sono previsti i primi test su ratti. Un passaggio necessario prima di eventuali studi sull’uomo. Solo in seguito sarà possibile comprendere se l’approccio rispetti gli standard di sicurezza richiesti per un impiego clinico.
In una applicazione medica, le cellule staminali del paziente verrebbero raccolte e trattate in laboratorio con i nanofiori. Per poi essere reintrodotte per distribuire mitocondri ai tessuti più deboli. La collaborazione con centri impegnati nello studio della distrofia muscolare, della steatosi epatica e delle disfunzioni del sistema nervoso indica la volontà di esplorare ambiti diversi.
Fonte: TecnoAndroid








