Il 2025 si chiude con uno dei prodotti più attesi dell’intero panorama tecnologico: l’Antigravity A1, il primo drone al mondo in grado di effettuare riprese interamente a 360°. Un’idea che non poteva che arrivare proprio da Insta360, azienda che negli anni ha dimostrato di saper innovare nel campo delle videocamere immersive.

Presentato ufficialmente il 4 dicembre, l’Antigravity A1 ha generato un dibattito immediato: è davvero utile una soluzione simile? È una genialata che rivoluzionerà il settore o un dispositivo che acquisteranno soltanto gli appassionati più facoltosi? E soprattutto: potrà diventare un vero strumento professionale?
Unboxing e accessori
E l’effetto wow comincia già dall’unboxing. Il bundle in dotazione è enorme, ricchissimo, quasi sovrabbondante, e trasmette quella sensazione di cura e abbondanza che raramente si percepisce aprendo un prodotto tecnologico.
La borsa a tracolla, rifinita con materiali robusti e cuciture solide, è il primo segnale che l’Antigravity A1 non si tratta di un drone da infilare in tasca per una gita improvvisata. Richiede spazio, attenzione e una certa ritualità.
All’interno, ordinati con precisione, troviamo:
- Controller di pilotaggio;
- Visore FPV (Googles);
- Caricabatterie a tre slot con schermo di monitoraggio dello stato di ricarica di ogni batteria (funziona soltanto con caricatore a 65W);
- Tre batterie totali;
- Custodia rigida per il drone;
- Cavo per batteria dei Googles;
- Batteria esterna per alimentare i Googles;
- Laccio per i Googles;
Sono inclusi inoltre:
- Quattro paia di eliche di ricambio;
- Cacciavite per la sostituzione;
- Anelli di ricambio per la regolazione delle lenti per i Googles;
- Panno per la pulizia;
- Connettore USB-C per microSD, utilissimo per trasferire rapidamente i file sullo smartphone;
- Laccetto per il controller;
Infine, l’azienda ci ha inviato altri accessori insieme al bundle principale:
- Kit sostituzione lenti del drone (con ventosa, panno, guanto, taglierino e spazzolina)
- Batteria extra (totale: quattro)
- Pad landing, utile per decolli e atterraggi su superfici non ottimali
Il kit è abbondante, completo, ricchissimo di accessori: una dotazione che conferma la volontà di Insta360 di posizionare il prodotto come semi-professionale. Il rovescio della medaglia, però, è evidente: per portarsi dietro tutto il necessario serve spazio, e in ottica viaggio il kit risulta tutt’altro che minimale.
Design e materiali
Drone
L’Antigravity A1 pesa 249 grammi, quindi rientra in Classe 0, pilotabile senza patentino. Le dimensioni ricordano un DJI Mini, ma il concetto alla base è completamente diverso: due camere contrapposte, una sopra e una sotto, permettono la ripresa a 360° eliminando completamente la presenza del drone nel video finale.
Il design segue un’estetica fortemente futuristica e cyberpunk, lontanissima dal minimalismo DJI. Le plastiche al tatto possono sembrare economiche, ma l’assemblaggio è ottimo: nessuno scricchiolio, buona solidità complessiva.
È presente un carrellino retrattile automatico, che si apre all’accensione e si richiude allo spegnimento. La sua utilità è discutibile: se il drone è già appoggiato a terra, il carrello non riesce ad aprirsi. Inoltre aggiunge meccanica potenzialmente fragile. Probabilmente gli ingegneri lo hanno inserito per aumentare la distanza da terra delle lenti, ma resta un elemento che può far discutere.
Le eliche sono sorprendentemente grandi per un drone così leggero, scelta che migliora la stabilità in volo. Il drone è anche piuttosto silenzioso all’accensione, diventando naturalmente più rumoroso durante il volo.
Controller
Passando al controller dell’Antigravity A1, ci si trova tra le mani un oggetto massiccio, pieno di pulsanti, leve, switch e input di ogni tipo. Forse anche troppo pieno. In un uso tradizionale, con gli occhi liberi, è facile orientarsi; ma una volta indossato il visore, la mappatura dei tasti diventa un esercizio mnemonico che richiede pratica e pazienza. La mia mano, essendo piccola, riesce tutto sommato a raggiungere ogni pulsante, ma chi ha dita più grandi potrebbe non trovarlo altrettanto comodo. In generale, la sensazione è che Insta360 abbia privilegiato la funzionalità pura, sacrificando un po’ l’ergonomia.
Il controller è composto dai seguenti tasti:
- tasto accensione;
- tasto menù;
- grilletto accelerazione;
- tasti personalizzabili C1/C2;
- selettore modalità di guida;
- comandi di virata e rotazione;
Googles (visore)
Il visore presenta:
- Lenti regolabili in distanza e messa a fuoco;
- LED ad anello su una lente e display sull’altra;
- Videocamera frontale per vedere l’esterno tramite doppio tap;
- Alloggiamento microSD;
- Porta USB-C;
- Tasti volume e tasto principale;
- Antenne;
Il visore scalda molto dopo qualche minuto di utilizzo, anche d’inverno. L’opzione “Defog” permette di attivare una ventola interna, sacrificando però autonomia e aumentando la rumorosità.
La qualità ottica per me è stata soggettivamente problematica: anche regolando i parametri, ho continuato a percepire zone sfocate soprattutto ai bordi superiore e inferiore. Inoltre, dopo un po’ ho iniziato ad avvertire affaticamento agli occhi e lieve mal di testa.
Specifiche tecniche
- Video (8K a 30 fps, 5.2K e 4K fino a 100 fps);
- Foto: Standard, HDR, Sequenza;
- Memoria interna drone: 20 GB;
- MicroSD supportate;
- Correzione stitching 360 regolabile;
- Sensori anticollisione;
Modalità di volo:
- Cinematic;
- Normal;
- Sport (con sensori disattivati);
Le riprese automatiche includono:
- Orbita;
- Linea retta;
- Ascesa;
- Spirale;
- Deep Track;
Menù del visore
Il menù del visore, navigabile tramite puntatore laser del controller, è estremamente completo.
Funzioni principali:
- Visualizzazione esterna tramite videocamera integrata (doppio tap);
- Galleria video e foto, navigabile anche in prima persona 360°;
- Modalità di volo: Free Motion, FPV;
- Impostazioni camera: risoluzione, frame rate, WB, ISO, shutter;
- Avatar virtuale per la cabina di pilotaggio (curioso ma poco utile);
- Pulsanti personalizzati;
- Animazioni del display (compreso l’anello LED);
- Defog con ventola regolabile;
- Impostazioni sicurezza (altitudine, distanza massima, comportamento sensori);
- Stato sensori, batterie, firmware;
- Impostazioni archiviazione con formattazione scheda o memoria interna;
La navigazione è intuitiva, e il sistema fornisce tutorial dettagliati per ogni funzione, ideale per chi non ha mai usato un drone con visore FPV.
App mobile
L’app Antigravity (disponibile per Android e iOS) presenta cinque sezioni:
- Tutorial completi per ogni funzione del drone;
- Galleria e Quick Transfer wireless;
- Connessione dispositivo, mappa, ricerca drone, supporto, politiche di volo;
- Editor integrato con preset e strumenti creativi;
- Profilo con informazioni account, firmware, lingua, permessi;
Pur essendo ricca di funzionalità, l’app Antigravity non mi ha convinto del tutto: l’interfaccia è migliorabile e la sensazione generale è che manchi ancora di rifinitura, comprensibile considerando la giovinezza del prodotto. Gli aggiornamenti frequenti testimoniano però un impegno costante.
Software PC
Su PC troviamo Antigravity Studio, un software più semplice rispetto ai classici editor video, ma perfetto per la gestione dei file 360.
Funzionalità principali:
- Importazione media;
- Navigazione timeline intuitiva;
- Gestione completa delle riprese 360;
- Creazione di movimenti tramite keyframe;
- Regolazione angolazioni post-produzione;
- Esportazione rapida;
Il vantaggio della ripresa 360 è evidente: si registra tutto, e il movimento finale della camera viene deciso in post-produzione, non durante il volo. Ottimo per creare dinamismo anche senza essere piloti esperti.
Qualità delle immagini
Registrare in 8K è quasi obbligatorio: una volta effettuato il crop per eliminare l’effetto fisheye, la risoluzione percepita cala significativamente. Con 8K si mantiene un discreto livello di dettaglio delle riprese effettuate con l’Antigravity A1.
I punti di forza:
- Ottima gestione HDR;
- Buona gamma dinamica;
- Fedeltà cromatica convincente;
I punti deboli:
- Perdita di nitidezza dopo crop;
- Night performance non eccezionali;
- Qualità dipendente dalle impostazioni stitching;
In generale, la qualità è molto buona, ma non può competere con un drone classico dotato di sensore più grande e ottica dedicata. È un tipo di ripresa completamente diverso.
È un linguaggio di montaggio completamente nuovo, dove si può trasformare un percorso lineare in una sequenza cinematografica ricca di cambi prospettici, avvicinamenti, rotazioni, sguardi improvvisi verso l’alto o verso il basso. È come avere un cameraman invisibile che ruota su se stesso e decide cosa guardare in ogni istante.
Esperienza di guida
Qui si entra nel cuore dell’Antigravity A1.
E proprio la libertà è la parola chiave dell’esperienza di volo. Abituato ai droni tradizionali, dove la precisione dell’inquadratura è un lavoro da svolgere in diretta, trovarmi con l’Insta360 Antigravity A1 ha completamente ribaltato il mio approccio. Il drone non si pilota pensando all’immagine, ma al movimento nello spazio. Si registra tutto, continuamente, e la vera composizione avviene dopo, davanti al computer.
Sul campo, però, il volo non è sempre rilassante. In modalità Cinematic e Natural, i sensori sono attivi e il drone risulta docile, controllato, quasi “educato”. Ma in modalità Sport, dove i sensori vengono disattivati per aumentare la reattività, la sensazione è quella di essere su un veicolo potentissimo ma non del tutto prevedibile.
Per ora, almeno con il firmware attuale, non è la modalità che consiglierei ai principianti: non offre quella sicurezza che ci si aspetta da un sistema così costoso.
Prezzi e conclusioni
Arrivando alle conclusioni, l’Insta360 Antigravity A1 è un dispositivo che sfida le categorie. Non è un drone FPV classico, non è un drone da riprese cinematografiche tradizionali, e non è un giocattolo per principianti. È una macchina creativa, un oggetto di sperimentazione pensato per chi vuole costruire immagini diverse, impossibili da ottenere con qualsiasi altro mezzo. A chi ama narrare storie attraverso il movimento, apre un’ampia gamma di possibilità nuove. A chi cerca rigore professionale e controllo assoluto dell’inquadratura, potrebbe invece apparire limitante o addirittura caotico.
Nel quadro generale, un aspetto rilevante riguarda naturalmente i prezzi e le varianti disponibili. Insta360 ha strutturato tre configurazioni distinte, pensate per esigenze diverse. L’ingresso nel mondo dell’Antigravity A1 avviene con il Pack Standard, proposto a 1.399,00 euro, che rappresenta la dotazione essenziale ma completa: il drone, il visore Vision, il controller, una singola batteria di volo, la custodia dedicata e un set di eliche di ricambio. È il punto di partenza per chi vuole sperimentare questa nuova categoria senza subito investire nel kit più espanso.
Il livello intermedio è il Pack Explorer, a 1.599,00 euro, che amplia l’autonomia e la trasportabilità con un set più ricco: tre batterie di volo, l’hub di ricarica, la borsa da trasporto, la custodia del drone e un numero maggiore di eliche di ricambio. È il pacchetto pensato per chi vuole affrontare sessioni più lunghe, evitando la frustrazione dei tempi morti tra una ricarica e l’altra.
Al vertice dell’offerta si posiziona il Pack Infinity, venduto a 1.699,00 euro, il più completo e orientato a un utilizzo prolungato e intensivo. Qui le tre batterie sono della variante ad alta capacità, l’hub di ricarica è incluso, così come il Quick Reader per il trasferimento rapido dei file, la borsa da trasporto, la custodia e il set esteso di eliche. È il kit che permette di sfruttare l’Antigravity A1 in modo continuativo, riducendo al minimo le interruzioni operative e massimizzando il tempo effettivo in volo.
L’Antigravity A1 non sostituisce un drone classico, né vuole farlo. È un complemento, una visione alternativa di ciò che può essere una ripresa aerea. Ha difetti evidenti, ma anche qualità uniche: una stabilità sorprendente, un design iconico, un software di montaggio 360 eccellente e soprattutto la possibilità di creare in post-produzione movimenti impossibili per qualsiasi altro drone.
È un prodotto che crescerà, maturerà, e probabilmente nelle sue versioni future diventerà un punto di riferimento di un nuovo segmento. Ma già oggi, nelle sue imperfezioni, riesce a emozionare. Ti costringe a ripensare completamente al concetto di ripresa aerea, a lasciarti andare a un modo diverso di costruire il racconto visivo. Ed è forse proprio questo il suo grande merito: ricordarci che l’innovazione non è sempre razionale, lineare o immediatamente necessaria. A volte è semplicemente il coraggio di immaginare un nuovo punto di vista. E l’Antigravity A1, da questo punto di vista, è un esperimento straordinario.


















