Da un’area poco conosciuta dei grandi acceleratori nasce una possibilità inattesa. Nei laboratori in cui si studiano le particelle elementari esistono zone dedicate a disperdere l’energia residua dei fasci. In questi punti, le radiazioni generate vengono solitamente considerate uno scarto inevitabile. Un gruppo di ricercatori dell’Università di York ha invece visto in quel flusso una risorsa preziosa. Il team ha dimostrato che questa energia può produrre rame-67, un isotopo molto richiesto nella medicina nucleare. Esso è difficile da ottenere perché richiede impianti specifici e costosi e i centri sanitari spesso non riescono a reperire quantità sufficienti.
Questo isotopo svolge un ruolo fondamentale nella cosiddetta medicina teranostica. In quanto lo stesso elemento serve per colpire cellule tumorali e per tracciare il percorso dei farmaci all’interno del corpo. Molti trattamenti sperimentali dipendono dalla sua disponibilità, le scorte mondiali, però, non bastano. Ecco perchè la produzione parallela negli acceleratori rappresenta una possibile svolta. La procedura proposta non interferisce con gli esperimenti esistenti, le radiazioni generate naturalmente vengono indirizzate su materiali scelti per trasformarsi in isotopi utili. Il sistema utilizza così impianti già attivi, riducendo i costi.
Radiazioni continue e ricerche future
Il coordinatore del progetto, Mamad Eslami, sottolinea che questa tecnica valorizza ciò che finora era considerato uno spreco energetico. La novità più importante riguarda la continuità di funzionamento degli acceleratori. I grandi laboratori operano per periodi molto lunghi, questa caratteristica consente così una produzione regolare e affidabile di isotopi per la medicina nucleare che richiede approvvigionamenti costanti.
La proposta del team potrebbe quindi incontrare il favore di cliniche e centri di ricerca che incontrano difficoltà nel reperire isotopi chiave. I ricercatori intendono ora capire se questa procedura possa essere replicata altrove. La verifica richiederà la collaborazione di diversi istituti, occorrerà valutare logistica, disponibilità delle strutture e compatibilità tecnica. Se il metodo verrà confermato, i laboratori potrebbero rappresentare una fonte alternativa per fornire isotopi a ospedali e reparti oncologici.
Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista Physical Review C. Insomma, questa nuova strategia apre una possibilità interessante per ridurre la dipendenza da impianti esclusivamente dedicati. L’idea dimostra che le radiazioni degli acceleratori possono sostenere non solo la fisica fondamentale, ma anche la lotta ai tumori, un progetto che potrebbe segnare una tappa importante nell’uso intelligente delle risorse scientifiche.
