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Windows 11 tra innovazione e caos, secondo il co-creatore di XP

Dave Plummer critica Windows 11: troppa AI e nuove funzioni appesantiscono il sistema, servirebbe più stabilità e focus sull’utente.

scritto da Margherita Zichella 07/12/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
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Quando Dave Plummer parla di Windows, lo fa con quella franchezza un po’ tagliente di chi ci ha messo davvero le mani dentro per anni. Non è un commentatore qualunque: è uno di quelli che ha costruito alcuni dei mattoni più riconoscibili dell’esperienza Windows, come il Task Manager. E proprio per questo, durante l’ultima puntata del suo ShopTalk su YouTube, il suo sfogo su Windows 11 ha avuto un’eco particolare. Non sembrava solo un’opinione, ma quasi il tentativo di dare una scrollata a Microsoft: fermatevi un attimo, respirate, e guardate cosa state combinando.

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Dave Plummer critica Windows 11: troppa AI e meno attenzione agli utenti

Il punto centrale della sua critica è semplice, ma raccontato da lui suona quasi come un déjà-vu. Negli ultimi anni Microsoft sembra inseguire l’AI come se fosse l’unica strada possibile, aggiungendo funzioni su funzioni, finestre che suggeriscono cose, notifiche più intelligenti (ma spesso più fastidiose) e una serie di cambiamenti che rischiano di appesantire tutto il sistema. Plummer sostiene che questa corsa continua abbia reso Windows 11 meno stabile, meno prevedibile e, soprattutto, meno centrato sull’utente. È come se il sistema operativo fosse diventato un contenitore di idee, anziché uno strumento solido per lavorare.

Nella sua proposta c’è una certa nostalgia, ma non quella sterile del “si stava meglio prima”. Lui guarda a un periodo molto preciso: quello del Service Pack 2 di Windows XP. All’epoca, Microsoft prese una decisione radicale. Stop a tutto, niente nuove funzioni, niente esperimenti. Solo bug da correggere, falle di sicurezza da chiudere, codice da rendere più robusto. E quella scelta salvò davvero Windows. Plummer suggerisce che oggi servirebbe esattamente la stessa cosa: meno AI infilata ovunque, meno tentativi di trasformare il menu Start in una bacheca pubblicitaria, e più attenzione a far funzionare bene ciò che già dovrebbe funzionare. La ricerca dei file, per esempio: per anni è stata uno strumento affidabile e diretto, ora invece spesso si perde dietro risultati web che non c’entrano nulla con ciò che l’utente sta cercando.

Nel suo talk, però, non si è limitato alle critiche. Tra una battuta e l’altra, ha parlato anche di quelle cose un po’ folli che può permettersi chi lavora a certi livelli. Per esempio, il fatto che lui abbia un computer con un terabyte di RAM, una cifra che per la maggior parte delle persone sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Per lui è semplicemente una necessità: fa girare benchmark su centinaia di linguaggi, testa modelli linguistici enormi da centinaia di miliardi di parametri e ha bisogno di spazio, davvero tanto spazio, per farli vivere in locale.

 

Troppe funzioni, poca stabilità: la nostalgia di Plummer per Windows XP

Ha raccontato anche un episodio che unisce nostalgia e tecnica pura: il porting di 3D Pinball da Windows 95 a Windows NT. Il segreto, secondo lui, fu non toccare la logica del gioco. Nessuna riscrittura della fisica, nessuna modifica strana: si limitò a creare una sorta di “traduttore” tra il codice originale e il nuovo sistema. Un lavoro chirurgico che gli permise di preservare l’anima del gioco mentre gli aggiornava la casa intorno.

E poi c’è la sua critica più tenera, se così si può dire: la nostalgia per Lotus Magellan. Un software dell’89, vecchio come i floppy, ma capace di indicizzare un disco e restituire risultati in un lampo. Quando lo racconta, si percepisce la frustrazione di vedere un sistema moderno che, digitando “download”, preferisce consigliare siti web invece della tua cartella. Non è rabbia, è la tristezza di chi sa quanto potrebbero funzionare bene certe cose, se solo qualcuno si fermasse ad ascoltare gli utenti anziché inseguire la “prossima grande funzione”.

Il suo messaggio finale sembra dunque meno un attacco e più un appello: prima di rincorrere tutto ciò che brilla, Microsoft dovrebbe ricordarsi di costruire una base solida. Perché un sistema operativo non vive di scorciatoie intelligenti o pop-up pieni di consigli, ma della fiducia di chi lo usa ogni giorno. E quella, una volta persa, è un po’ più difficile da ricostruire.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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