La sperimentazione avviata da Panasonic sui pannelli solari in perovskite applicati al vetro inaugura una fase decisiva per tale tecnologia. La novità principale non riguarda tanto i risultati ottenuti in laboratorio, quanto il trasferimento delle celle in un contesto autentico. Ovvero quello della sede di YF Tanimachi a Osaka, dove il materiale fotovoltaico è installato direttamente nei telai delle finestre. L’idea è osservare come si comporti un generatore elettrico trasparente quando esposto alla quotidianità di un edificio. La strategia scelta dall’azienda punta a integrare la produzione di energia in superfici che finora non avevano alcuna funzione energetica. Le celle vengono realizzate tramite un metodo di deposizione sul vetro che sfrutta una tecnologia assimilabile a una stampa di precisione. Poi, il materiale viene racchiuso fra due lastre, ottenendo una struttura che conserva sia la trasparenza sia la resistenza meccanica originaria. Le finestre così modificate non presentano differenze estetiche evidenti, ma possono contribuire alla generazione elettrica dell’edificio.
Panasonic intensifica i test sui pannelli in perovskite su vetro
L’interesse per tale soluzione si concentra soprattutto sulla possibilità di impiegarla negli edifici caratterizzati da ampie superfici vetrate. In tali casi, l’integrazione del fotovoltaico non può affidarsi facilmente ai moduli convenzionali, e la capacità della perovskite di essere lavorata su supporti trasparenti apre scenari finora difficili da concretizzare. La sperimentazione sul campo cerca di fornire risposte su tre elementi chiave: facilità di montaggio, sicurezza, comportamento nel lungo periodo. Solo una verifica diretta può chiarire se i vetri fotovoltaici siano in grado di mantenere prestazioni accettabili quando l’irraggiamento è parziale, quando l’angolo della luce cambia continuamente o quando la temperatura oscilla in modo significativo.
Sul fronte dell’efficienza, i prototipi testati in precedenza hanno raggiunto valori che si avvicinano al 18% su superfici pari a 800 centimetri quadrati. Numeri incoraggianti, ma che devono essere interpretati alla luce delle condizioni reali, dove l’intensità della luce non è costante e dove fattori esterni possono influire sul rendimento. I dati raccolti nel sito di Osaka serviranno quindi a valutare la stabilità di tali risultati, oltre a definire eventuali limiti strutturali della tecnologia di tali pannelli.
