C’è un momento ricorrente nella vita digitale di Elon Musk in cui sembra quasi scattare un interruttore invisibile: all’improvviso apre X e inizia a riversarci dentro tutto quello che gli passa per la testa, senza filtri, senza pause, come se la piattaforma fosse diventata un’estensione diretta del suo sfogo personale. È accaduto di nuovo, e questa volta il flusso ha preso una piega particolarmente cupa, fatta di post che rilanciano tesi razziste, allarmismi sull’estinzione dei bianchi e attacchi agli immigrati somali negli Stati Uniti.
Elon Musk e X: quando il social diventa uno strumento del suo sfogo personale
Quello che colpisce non è solo la quantità di contenuti condivisi, ma la scelta di amplificare un filone retorico che Musk non è nuovo ad abbracciare: la teoria secondo cui l’immigrazione sarebbe parte di un complotto politico orchestrato dalla sinistra americana per alterare gli equilibri elettorali. Da tempo gioca con questa narrativa, e ogni tanto ci torna sopra con la stessa casualità con cui altri postano foto di gatti. Solo che, invece di gatti, rilancia tesi estreme provenienti da personaggi dell’alt-right, accompagnandole con commenti brevissimi ma inequivocabili: “vero”, “fattuale”, e via così.
Tra i contenuti che ha amplificato ci sono frasi che solo a leggerle fanno stringere lo stomaco: “i bianchi stanno per estinguersi”, oppure accuse secondo cui gli immigrati somali “non avrebbero diritto di essere in America”. Alcuni post parlano addirittura di “tradimento” da parte delle ONG che li assistono, come se fornire cibo e supporto a chi ne ha bisogno avesse qualcosa di sinistro. In diverse occasioni Musk ha rilanciato anche articoli di cronaca con protagonisti immigrati, presentandoli come prova del suo punto di vista.
L’impatto delle tesi controverse di Musk sulla piattaforma X
Tra le fonti spicca Tommy Robinson, figura dell’estrema destra britannica, uno che era stato bandito dalla piattaforma per comportamenti d’odio e che Musk ha riportato dentro come se niente fosse. Robinson è convinto che alcune ONG ricevano soldi per ogni immigrato somalo che entra nel Paese, interpretando come “tradimento” un finanziamento federale destinato ai richiedenti asilo. Ed è questo tipo di materiale che Musk ha deciso di diffondere alla sua platea globale.
La cosa sorprendente è quanto poco questo genere di uscite sembri ormai influenzare gli inserzionisti. Un tempo avrebbero abbandonato la piattaforma in massa. Ora, racconta The Verge, alcuni marchi temono persino le ripercussioni politiche del non esserci. Ed è qui che nasce la domanda che molti utenti si ritrovano a ruminare ogni volta che una nuova tempesta si abbatte su X: si può davvero usare il social ignorando il suo proprietario? Si può considerare uno strumento neutrale quando chi lo guida continua a imprimergli una direzione così marcata? O il semplice fatto di restare, di continuare a scorrere e postare, diventa una forma implicita di sostegno?
