Meta finisce ancora una volta sotto indagineuna volta sotto indagine. Questa volta l’Antitrust ha messo nel mirino i nuovi Business Solution Terms di WhatsApp, lato business. Le modifiche ufficializzate lo scorso 15 ottobre hanno infatti escluso da WhatsApp tutte le imprese che sviluppano chatbot AI in concorrenza con Meta AI, non dandogli quindi modo di operare attraverso l’app.
L’AGCM sostiene che questa soluzione possa portare ad un brusco stop dello sviluppo tecnologico, riducendo ai minimi termini le opportunità per le imprese che utilizzano chatbot. Tutto ciò quindi porterebbe ad una sorta di handicap anche per i consumatori. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’integrazione progressiva di funzioni basate su Meta AI all’interno dell’app: un processo che, secondo l’Autorità, rischia di ostacolare ulteriormente l’ingresso di altri operatori su un mercato già difficile da contendere.
È proprio da qui che si evidenzierebbe una probabile violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che riguarda l’abuso di posizione dominante. Si starebbero quindi valutando delle misure a cautela di tutto ciò che possano agire in maniera perentoria. Il rischio infatti è quello di ritrovarsi di fronte ad un danno ingente anche sul lungo periodo.
La denuncia del Codacons e gli effetti per gli utenti italiani
Il tema è tornato centrale anche grazie al Codacons, che ha ricordato come l’indagine dell’AGCM sia nata da una sua denuncia presentata a marzo. In quel documento l’associazione segnalava l’introduzione dell’assistente “Meta AI” all’interno di WhatsApp senza un consenso esplicito degli utenti. Una scelta che, secondo il Codacons, poteva escludere dal mercato le aziende impegnate nello sviluppo di soluzioni alternative.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sui possibili effetti per i 37 milioni di utenti italiani che utilizzano quotidianamente WhatsApp. Se solo Meta AI potesse operare all’interno della piattaforma, la possibilità di scegliere servizi basati su chatbot esterni verrebbe di fatto annullata, riducendo la varietà dell’offerta e le alternative disponibili.
Parallelamente, per Meta si apre un altro fronte: il ricorso inibitorio discusso il 14 novembre al Tribunale di Roma. L’azione, promossa da Codacons insieme ad Adusbef e Assourt, chiede di impedire l’accesso dei minori a Instagram. Se accolto, Meta sarebbe tenuta a bloccare numerosi profili e ad adottare misure più stringenti per limitare l’accesso agli utenti under 18.
