Quando si parla di intelligenza artificiale, la sensazione è sempre un po’ quella di muoversi in un territorio nuovo, quasi ancora in costruzione. Ed è in questo scenario che la Commissione europea ha deciso di fare un passo in più: mettere a disposizione uno strumento online dedicato a chi, per lavoro o semplice senso civico, si trova ad assistere a comportamenti sospetti legati all’uso dell’AI e sente il bisogno – o la responsabilità – di segnalarli. È un canale riservato, pensato su misura per dialogare direttamente con l’Ufficio europeo per l’AI, che è poi l’organo incaricato di vigilare sull’applicazione dell’AI Act.
Privacy e responsabilità nell’AI: l’Europa offre uno strumento per voci indipendenti
Dietro questa iniziativa c’è un’idea molto semplice, ma fondamentale: chi vede da vicino come funzionano certi sistemi è spesso l’unico in grado di accorgersi quando qualcosa non torna. E qui entrano in gioco i cosiddetti whistleblower, non figure mitiche né supereroi in incognito, ma persone normalissime: dipendenti che si accorgono di pratiche interne discutibili, ricercatori che notano rischi sottovalutati, cittadini che si imbattono in comportamenti strani mentre usano un’app o un servizio. Sono individui che, per caso o per competenza, incrociano informazioni che altrimenti rimarrebbero chiuse dentro mura aziendali o ambienti tecnici difficili da raggiungere dall’esterno.
Per permettere a queste persone di parlare senza paura, la Commissione ha costruito una piattaforma che punta tutto sulla sicurezza della segnalazione. Le segnalazioni vengono protette da un sistema di crittografia certificato, progettato proprio per impedire a chiunque di risalire all’identità di chi invia l’informazione. Ogni dato personale resta separato da ciò che viene segnalato e non può essere condiviso se non c’è un chiaro consenso. È un meccanismo che più che ispirare fiducia, la invita: non serve esporsi, non serve rivelarsi, e si può comunicare liberamente anche nel caso in cui la situazione interna all’azienda sia complessa o tesa.
Un altro elemento interessante è che tutto il percorso rimane completamente tracciabile: chi fa la segnalazione può ricevere aggiornamenti, chiedere chiarimenti e rispondere alle richieste dell’Ufficio AI, sempre senza rivelare chi sia. È un dialogo in cui una parte conosce l’altra, ma solo per ciò che sceglie di raccontare.
