La Luna continua a sorprendere gli scienziati, svelando dettagli della sua geologia. A tal proposito, sono emblematici recenti analisi dei campioni riportati dalla missione cinese Chang’e-6. Quest’ultimi hanno evidenziato la presenza di cristalli di ferro ossidato, in particolare ematite e maghemite. Minerali la cui formazione richiede ossigeno o altri agenti ossidanti. Tale scoperta suggerisce che la superficie lunare, lontana dall’essere chimicamente inerte, ha subito processi più complessi di quanto si pensasse. Le particelle osservate, di dimensioni micrometriche, sono concentrate soprattutto nelle brecce lunari. Rocce composte da frammenti cementati dagli impatti meteoritici. Il team è guidato dall’Università di Shandong. In collaborazione con l’Istituto di Geochimica dell’Accademia Cinese delle Scienze e l’Università dello Yunnan. Secondo quanto riportato gli ossidi individuati non sono il risultato di contaminazioni terrestri. Ma appartengono intrinsecamente al materiale lunare.
Nuovi scenari in arrivo dalla Luna
Per molti anni, la presenza di ferro ossidato sul satellite era considerata improbabile. I campioni delle missioni Apollo, negli anni Settanta, avevano evidenziato composti contenenti ferro trivalente, ma gli scienziati dell’epoca ritenevano che tali minerali non potessero sopravvivere in un ambiente povero di ossigeno. Le tracce osservate venivano quindi attribuite a contaminazioni successive al loro arrivo sulla Terra. Nuove evidenze hanno iniziato a cambiare tale prospettiva.
Dal 2020, i dati del Moon Mineralogy Mapper avevano già segnalato la presenza diffusa di ematite nelle regioni polari. Mentre nel 2022 i campioni della missione Chang’e-5 avevano rivelato granuli di magnetite nanometrica. Con Chang’e-6, le prove diventano più solide. Gli ossidi di ferro rilevati sono intrinseci al suolo lunare e confermano che la Luna ha ospitato processi chimici attivi.
Secondo i ricercatori, la formazione di tali minerali è legata ai grandi impatti meteoritici che hanno segnato la storia del satellite. Le brecce lunari, testimoni di collisioni violente, mostrano tracce di ossidazione. Mentre le rocce basaltiche intatte non ne contengono. Gli impatti potrebbero aver creato condizioni favorevoli: temperature elevate, presenza temporanea di composti volatili e interazioni con ossigeno proveniente dal vento solare o da altre aree della Luna.
Tali scoperte non solo aggiornano la comprensione dei processi chimici sulla Luna, ma invitano a rivedere modelli geologici consolidati. Con tali premesse, la superficie lunare appare come un laboratorio naturale di fenomeni complessi, con potenzialità ancora tutte da esplorare.
