Negli ultimi anni la discussione sulla transizione energetica ha assunto una dimensione sempre più complessa. A tal proposito, è emblematico quanto sta emergendo alla COP30 di Belém. Tra i temi che stanno emergendo con maggiore forza c’è quello del peso delle infrastrutture digitali sulla domanda globale di elettricità. Quest’ultima rappresenta una variabile destinata a influenzare in modo diretto la traiettoria energetica mondiale. I data center, pilastri di servizi come cloud, streaming e intelligenza artificiale, sono oggi parte integrante del dibattito. Ciò perché la loro espansione procede a una velocità che nessuna politica energetica può permettersi di ignorare. Secondo i dati più recenti il settore assorbe già 415 TWh all’anno, l’equivalente dell’1,5% dell’intero consumo elettrico globale.
I Data Center consumano sempre più energia
Tale punto di partenza, apparentemente stabile, in realtà si muove in salita. Dal 2021 il fabbisogno cresce del 12% a ogni anno. A influenzare la curva è soprattutto la progressiva diffusione dei sistemi basati su AI. I quali richiedono capacità di calcolo molto più elevate rispetto alle applicazioni digitali tradizionali. Proiezioni interne al settore indicano che, entro il 2030, i consumi potrebbero raggiungere 945 TWh, pari al 3% della domanda elettrica mondiale.
Per il futuro, in uno scenario base, la richiesta energetica dei data center aumenterebbe del 15% ogni dodici mesi tra il 2024 e il 2030. In tale contesto i server dedicati all’AI salirebbero del 30%. Mentre quelli convenzionali avrebbero una dinamica più contenuta, intorno al 9%. Le alternative non mancano: uno scenario di accelerazione, denominato Lift-Off, prevede che nel 2035 il fabbisogno superi i 1.700 TWh, ovvero il 45% in più rispetto allo scenario base. All’estremo opposto si colloca Headwinds, che ipotizza un rallentamento dell’AI e un picco limitato a circa 700 TWh. Nel mezzo, una via più ottimistica sul fronte tecnologico: il caso High Efficiency, che grazie a miglioramenti in software, hardware e infrastrutture ridurrebbe i consumi del 15% a parità di domanda. Stabilizzandoli intorno ai 970 TWh nel 2035.
Per l’Unione Europea, tali numeri rappresentano una sfida diretta. I data center presenti sul suo territorio hanno assorbito 70 TWh nel 2024. E, senza interventi correttivi, arriveranno a 115 TWh nel 2030. Una dinamica che rischia di allontanare gli obiettivi fissati da Bruxelles: ridurre dell’11,7% il consumo di energia rispetto alle proiezioni precedenti, raddoppiare il tasso internazionale di efficienza energetica superando il 4% e triplicare la capacità installata di rinnovabili. I regolatori europei hanno già modificato il quadro normativo, introducendo obblighi di monitoraggio e rendicontazione sia dei consumi elettrici sia dell’uso di acqua.
