In Italia, il mondo dei pannelli fotovoltaici sta affrontando una sfida che rischia di diventare enorme nei prossimi anni. Erion WEEE, il sistema collettivo italiano per la gestione dei rifiuti elettronici, lancia l’allarme: il meccanismo pensato per smaltire correttamente i moduli non incentivati potrebbe non reggere alla prova del tempo. La questione non è di poco conto, e prende forma dai dati raccolti nello studio “La gestione del rifiuto fotovoltaico in Italia: un nuovo modello di finanziamento” realizzato dal Laboratorio Ref Ricerche. Il cuore del problema è economico: attualmente i produttori versano un contributo per ogni pannello immesso sul mercato, destinato a coprire i costi di raccolta, trasporto e trattamento a fine vita. Peccato che la concorrenza tra consorzi abbia portato questa cifra a valori vicini a un euro, una somma che rischia di risultare del tutto insufficiente per far fronte alle sfide future.
Erion WEEE avverte: i RAEE fotovoltaici cresceranno troppo velocemente
Il quadro numerico è impressionante. Alla fine del 2021, in Italia erano installati circa 20 milioni di pannelli fotovoltaici non incentivati. Nei tre anni successivi se ne sono aggiunti altri 28 milioni, e si prevede che nei prossimi tre anni ne entreranno in funzione ulteriori 49 milioni. Ma è solo l’inizio: entro il 2050 la quantità di moduli a fine vita crescerà in maniera esponenziale. Dai 427.000 pannelli attesi in dismissione nel 2025 si passerà a oltre 12 milioni all’anno, pari a 264.000 tonnellate di RAEE fotovoltaici da gestire, con tutte le complicazioni che questo comporta in termini di raccolta, trasporto e riciclo.
Secondo Erion, le risorse attualmente presenti nei trust dei vari consorzi RAEE sono importanti, ma il contributo legato a ciascun pannello non basterà a garantire uno smaltimento sostenibile. Il rischio non è solo teorico: senza un intervento adeguato, si potrebbero verificare esportazioni verso Paesi privi di impianti adeguati, abbandono nell’ambiente e perdita di materiali preziosi come vetro, alluminio, silicio e argento. Una deriva di questo tipo contrasterebbe con le norme europee sulla responsabilità estesa del produttore e paralizzerebbe lo sviluppo di una filiera nazionale del riciclo.
Per evitare il collasso, Erion propone di adottare anche per i pannelli fotovoltaici un modello di finanziamento “generazionale”, già utilizzato per gli altri RAEE domestici: i costi del fine vita verrebbero ripartiti tra tutti i produttori presenti sul mercato, proporzionalmente ai volumi venduti. In questo modo si garantirebbe stabilità anche se alcuni produttori dovessero scomparire nel tempo. La questione diventa ancora più urgente alla luce della Legge di Delegazione Europea 2024, che invita il Governo a rivedere la normativa nazionale sui moduli fotovoltaici a fine vita, allineandola al quadro comunitario.
Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE, avverte: il sistema impiantistico nazionale si sta già preparando ad accogliere volumi crescenti di pannelli grazie agli investimenti del PNRR, ma senza un adeguamento del modello di finanziamento il rischio è quello di una vera e propria bolla, con conseguenze economiche, ambientali e reputazionali di enorme portata.
