
Amazon Ring
Jamie Siminoff è tornato. Il fondatore di Ring, l’azienda dei videocitofoni intelligenti acquistata da Amazon nel 2018, riprende in mano la guida della società con un obiettivo dichiarato: “portare la sicurezza domestica a un livello mai visto prima grazie all’intelligenza artificiale”. Un ritorno che segna una nuova fase per il marchio, dopo due anni di assenza del suo creatore e un periodo di stagnazione tecnologica.
Il ritorno del fondatore
Siminoff aveva lasciato Ring nel 2023 per fondare la startup Liminal, dedicata a dispositivi per la casa connessa. Ora, come ha spiegato in un’intervista a The Verge concessa in occasione dell’uscita del suo libro Ding Dong! The Untold Story of How Ring Went From Shark Tank Reject to Everyone’s Front Door, è tornato per rilanciare la visione originaria dell’azienda: “rendere i quartieri più sicuri”.
“Quando me ne sono andato, Ring si trovava in una fase di innovazione lineare,” ha raccontato. “Ma ora, con l’AI, possiamo finalmente fare ciò che ho sempre sognato.” Secondo il fondatore, l’intelligenza artificiale permetterà di passare da una logica di semplice videosorveglianza passiva a una prevenzione proattiva del crimine, con strumenti capaci di analizzare e prevedere comportamenti sospetti.
L’ambiziosa promessa: “Azzerare il crimine nei quartieri”
Tra le innovazioni citate da Siminoff c’è Search Party, un sistema che consente agli utenti di analizzare i filmati delle telecamere dei vicini per individuare animali, oggetti o persone scomparse. Un esempio, secondo lui, del potenziale dell’AI nel campo della sicurezza.
“Con la giusta tecnologia e un uso intelligente dell’intelligenza artificiale, possiamo davvero avvicinarci ad azzerare il crimine nei quartieri,” ha affermato. Un obiettivo che definisce “realistico” nel giro di uno o due anni, sebbene ammetta che “non si potrà mai eliminare del tutto la criminalità”. La visione di Siminoff è chiara: creare un ecosistema di dispositivi connessi capaci non solo di registrare, ma anche di anticipare e segnalare i rischi in modo automatico.
Il ritorno della collaborazione con le forze dell’ordine
Con il ritorno del fondatore, Ring riprenderà anche una delle sue pratiche più discusse: la collaborazione diretta con la polizia. Attraverso il sistema di richieste comunitarie, le autorità potranno di nuovo contattare i proprietari di videocitofoni per chiedere l’accesso ai filmati. Una misura che in passato aveva sollevato forti critiche da parte delle associazioni per la tutela della privacy, preoccupate per il rischio di trasformare le città in reti di sorveglianza diffusa.
Siminoff, tuttavia, difende la scelta: “Sicurezza e privacy possono coesistere. Il fatto che la polizia possa chiedere video in modo anonimo non è una minaccia, ma un fraintendimento.” Secondo l’imprenditore, la chiave sta nel consenso volontario degli utenti, che resteranno liberi di condividere o meno i propri dati.
Dalle origini nel garage all’acquisizione da un miliardo
Nel libro in uscita il 10 novembre, Siminoff ripercorre la storia di Ring, nata nel 2011 con il nome di DoorBot: un semplice campanello con videocamera ideato nel suo garage per non perdere i corrieri alla porta. Dopo un rifiuto nel programma televisivo Shark Tank e anni di difficoltà economiche, il progetto divenne Ring e trovò finalmente successo grazie al boom della smart home.
