Il Codacons ha sollevato un forte allarme contro un emendamento al Ddl Concorrenza che, se approvato, potrebbe comportare aumenti automatici delle tariffe telefoniche in base all’inflazione. Il riferimento è alla proposta numero 9.0.113, presentata dai senatori Trevisi, Paroli e Damiani di Forza Italia, che introdurrebbe un profondo cambiamento nelle regole che disciplinano i contratti di telefonia.
Secondo il testo, gli operatori avrebbero la possibilità di inserire nei contratti clausole di “adeguamento automatico”, così da aggiornare i prezzi annualmente senza dover chiedere alcuna autorizzazione agli utenti. La modifica più controversa riguarda però la classificazione di tali aumenti: non verrebbero più considerati una “modifica contrattuale”, privando quindi i consumatori del diritto al recesso gratuito.
Il Codacons parla di un provvedimento che penalizzerebbe milioni di italiani, stimando un “danno economico da centinaia di milioni di euro l’anno”. L’associazione definisce la misura un “regalo alle compagnie telefoniche”, poiché toglierebbe agli utenti la libertà di reagire ai rincari, bloccandoli di fatto in contratti sempre più onerosi. Da qui la richiesta esplicita a tutte le forze politiche di respingere l’emendamento, per tutelare il diritto dei cittadini a scegliere liberamente il proprio operatore e a contenere le spese di telefonia.
Telemarketing e privacy: un altro fronte caldo
Il Codacons ha inoltre denunciato un secondo emendamento, anch’esso di Forza Italia, che punta a modificare il Codice delle comunicazioni elettroniche per facilitare le attività di telemarketing. La proposta consentirebbe l’utilizzo dei dati degli utenti che cambiano operatore, purché abbiano espresso il proprio consenso.
Ad oggi, il database della portabilità del numero (MNP) non può essere impiegato per fini commerciali, proprio per evitare abusi e chiamate indesiderate. La nuova formulazione introdurrebbe però un’eccezione (“fatto salvo il consenso dell’utente”), aprendo così la strada a nuove forme di marketing aggressivo e a un uso discutibile delle informazioni personali.
Un quadro che appare paradossale, soprattutto alla luce dell’arrivo del secondo filtro anti-spoofing, previsto per il 19 novembre, pensato proprio per contrastare le truffe telefoniche e ridurre le chiamate moleste.