Se pensi al 5G, forse ti viene in mente una velocità incredibile per scaricare film o video in pochi secondi. Bene, Qualcomm vuole farci dimenticare tutto questo molto presto, perché durante lo Snapdragon Summit 2025 Cristiano Amon ha dato una finestra temporale per il 6G: i primi prototipi potrebbero comparire già nel 2028. Non stiamo parlando solo di connessioni più veloci, perché la vera novità è che il 6G promette di trasformare il nostro smartphone in qualcosa di completamente diverso. Più che un telefono, sarà come un piccolo nodo intelligente capace di percepire ciò che succede intorno a noi e di interagire con il cloud e altri dispositivi, creando una specie di ecosistema che risponde al mondo reale.
Qualcomm punta sul 6G per trasformare smartphone e smart glasses
Immagina le onde radio non solo come mezzi per connetterti a Internet, ma anche come sensori che rilevano gesti, spostamenti e dettagli dell’ambiente. È come avere un radar integrato nel telefono, con possibilità incredibili: navigare in spazi chiusi senza perdersi, far riconoscere al dispositivo i movimenti delle mani, o addirittura costruire città più intelligenti grazie a infrastrutture capaci di dialogare con i dispositivi. Il salto non è solo tecnologico, ma anche concettuale: stiamo parlando di oggetti che diventano consapevoli del contesto e reagiscono di conseguenza.
Ovviamente, i primi dispositivi nel 2028 saranno solo prototipi per testare queste possibilità, quindi niente da acquistare subito. Il vero arrivo sul mercato di smartphone e reti 6G è previsto intorno al 2030, seguendo il percorso del 5G. E proprio il 5G ci ricorda che le rivoluzioni tecnologiche hanno bisogno di tempo: anche ora, diversi dispositivi non supportano ancora il 5G, e non tutti hanno accesso a una rete stabile. Per convincere le persone a provarlo, gli operatori propongono pacchetti speciali o periodi di prova gratuiti. È un promemoria che il salto tecnologico non basta: servono infrastrutture e abitudini consolidate.
Nel frattempo, Qualcomm non resta ferma. Sta puntando su realtà aumentata e smart glasses, settori che sfrutteranno al massimo la bassa latenza e le capacità di intelligenza artificiale del 6G. L’idea è chiara: trasformare i dispositivi da strumenti passivi a veri e propri compagni digitali, capaci di capire e interagire con il mondo intorno a noi. Se tutto andrà come previsto, nei prossimi dieci anni l’esperienza digitale che abbiamo oggi sarà solo un ricordo lontano, e il nostro smartphone sarà più simile a un piccolo cervello connesso che a un semplice oggetto da tasca.
