Per la prima volta, il Giappone ha mostrato in azione un railgun navale operativo su una barca militare. È stato installato a bordo dell’unità sperimentale JS Asuka. Il test è stato effettuato tra giugno e luglio 2025. Sotto la supervisione dell’ATLA. L’agenzia che guida ricerca e sviluppo per il Ministero della Difesa giapponese. Il cannone è lungo sei metri e un peso di circa otto tonnellate. Ed è riuscito a lanciare proiettili in acciaio da 40 millimetri a velocità ipersoniche.
Il railgun navale è una risposta concreta alle sfide moderne: dai droni ai missili ipersonici
L’obiettivo è raggiungere 20 megajoule di energia per colpo. Una potenza sufficiente a spingere i proiettili fino a Mach 7. Cioè sette volte la velocità del suono. Il tutto senza l’utilizzo di esplosivi. Basandosi quindi unicamente sull’energia cinetica generata da un campo elettromagnetico. Il railgun rappresenta un’alternativa potenzialmente rivoluzionaria alle armi tradizionali. Sia per efficienza che per costi. Ogni colpo costa una frazione rispetto a un missile, non occupa spazio e può operare anche in condizioni meteo proibitive.
A differenza dei sistemi laser, il railgun non soffre delle limitazioni imposte dall’atmosfera, come nebbia o pioggia. È quindi ideale per compiti di intercettazione a lungo raggio, anche oltre l’orizzonte. Secondo l’ATLA, i proiettili potrebbero essere adattati anche per la difesa anti-aerea. Utilizzando testate a frammentazione. Lo sviluppo giapponese colma un vuoto lasciato da Stati Uniti e Cina. Che pur avendo investito in progetti simili, hanno finora fallito nel passaggio alla fase operativa.
Gli USA hanno interrotto il loro programma nel 2021. Dopo aver speso oltre 500 milioni di dollari, senza riuscire a superare problemi strutturali come il rapido deterioramento delle canne. Tokyo ha invece puntato sulla durabilità dei materiali e sul controllo preciso della traiettoria a velocità estreme. A lavorare sul progetto è Japan Steel Works, azienda storica dell’artiglieria navale nipponica.
Il contesto attuale rafforza l’interesse verso queste armi. Gli scontri nel Mar Rosso, dove intercettori da milioni di dollari sono stati usati per neutralizzare droni di basso costo, dimostrano quanto la sostenibilità economica stia diventando centrale nelle strategie difensive. Il railgun giapponese, se perfezionato, potrebbe diventare un elemento chiave in un sistema di difesa stratificata e reattiva. Capace di affrontare minacce asimmetriche con efficacia e costi contenuti.
