L’intelligenza artificiale è ormai entrata in quasi tutti i prodotti digitali, dai sistemi operativi agli strumenti di produttività, fino ai browser web. Microsoft ha trasformato Copilot nella sua bandiera, Google spinge su Gemini, e persino Samsung ha portato assistenti AI nei televisori. Ma non tutti vedono l’intelligenza artificiale come un progresso inevitabile. Vivaldi Technologies, azienda dietro al browser omonimo, ha scelto una strada diversa, nessuna AI integrata. Il nuovo slogan è chiaro: “Manteniamo la navigazione umana”.
Vivaldi e la sfida culturale: un web senza filtri artificiali
Il co-fondatore e CEO, Jon von Tetzchner, ha spiegato che i browser basati sull’intelligenza artificiale rischiano di trasformare l’esperienza in un atto passivo. Le cosiddette “panoramiche AI” filtrano i contenuti e riducono la visibilità dei siti originali, minacciando la diversità del web. Secondo Vivaldi, tutto ciò soffoca la curiosità e priva gli utenti della libertà di esplorare davvero. Da qui la decisione di proporsi come “oasi di pace” per chi è stanco dell’AI ovunque, fenomeno che la stessa azienda definisce “AI fatigue”.
La posizione di Vivaldi è anche culturale. Molti software oggi integrano AI per semplificare la vita degli utenti, ma con effetti collaterali rilevanti. I modelli generativi rispondono al posto nostro, ma sottraggono spazio alla creatività e alla scoperta. Per Tetzchner, l’esperienza di navigazione deve rimanere attiva, basata su scelte personali e non su riassunti automatizzati. In questo modo, sostiene, la rete può conservare la sua ricchezza originaria.
Vivaldi resta così uno dei pochi browser “AI-free” in un settore dove Opera, Chrome, Edge, Arc e Firefox hanno già implementato assistenti intelligenti. Una scelta che potrebbe sembrare rischiosa in termini di mercato, ma che si rivolge a un pubblico specifico. Ovvero coloro che cercano strumenti che non medino i contenuti attraverso algoritmi opachi. Non si tratta solo di una funzione mancante, ma di una dichiarazione d’identità.
