In concessionaria c’è un nuovo tipo di addetto: non ha bisogno di pausa caffè, non si stanca e, soprattutto, è fatto di metallo. Si chiama Mornine, ed è un robot umanoide che ha appena fatto qualcosa di apparentemente banale, ma in realtà a dir poco straordinario: ha aperto da solo la portiera di un’auto. No, non in un laboratorio pieno di cavi e tecnici in camice bianco, ma all’interno di un vero autosalone, in mezzo ai clienti, in un normale giorno lavorativo.
AiMOGA Robotics porta in concessionaria Mornine, il robot che impara sul campo
Fin qui potresti pensare: “Tutto qua?”. Ma è proprio questo il punto. Quel gesto così quotidiano, così naturale per un essere umano, per un robot rappresenta un’impresa tecnologica complessa. Perché non si trattava di seguire uno script pre-registrato o di farsi guidare a distanza. Mornine ha agito in autonomia. Ha “visto” la maniglia, ha regolato la sua posizione e ha applicato la forza giusta, nel modo giusto, al momento giusto. Senza istruzioni esplicite.
Ecco dove sta la vera magia: nessuno gli ha mai detto cosa fosse una maniglia. Gli ingegneri di AiMOGA Robotics l’hanno addestrato con milioni di simulazioni virtuali, in cui ha imparato da solo – per tentativi ed errori – a individuare la zona giusta su cui agire e a portare a termine il compito. Una volta acquisita questa “memoria muscolare digitale”, il modello è stato trasferito nella realtà. E da allora Mornine non ha smesso di imparare: osserva, calcola, migliora.
A rendere la sua storia ancora più curiosa c’è il fatto che Mornine non è nato per essere un robot reale. Inizialmente era solo un avatar virtuale, pensato per attrarre la Gen Z nel metaverso. Ma l’idea ha funzionato così bene che Chery ha deciso di trasformarlo in qualcosa di concreto.
Ora Mornine lavora davvero. Accoglie i visitatori, racconta le caratteristiche delle auto, apre le portiere, consegna brochure e lo fa in più lingue. Il futuro? È già parcheggiato in concessionaria.
