Manca ormai poco alla scomparsa definitiva dei link abbreviati con il dominio goo.gl. Nello specifico, il 25 agosto 2025, tali URL non saranno più accessibili. Da quella data, ogni tentativo di apertura restituirà un messaggio di errore 404. Con tale provvedimento si chiude una fase della storia del web. Periodo in cui i link abbreviati di Google hanno avuto una certa popolarità tra gli utenti. Ciò soprattutto per la loro semplicità. Oltre che per l’integrazione nei servizi dell’azienda di Mountain View. Il servizio Google URL Shortener, lanciato nel 2009, era stato già dismesso ufficialmente nel 2019. In quell’occasione, l’azienda aveva spiegato la propria scelta. Citando come giustificazione l’evoluzione delle abitudini di navigazione online e la crescente diffusione di piattaforme concorrenti. Le quali offrivano strumenti simili, ma più in linea con le esigenze attuali.
Google dice addio definitivamente al sistema URL Shortener
Nel dettaglio, analizzando i dati più recenti, è emerso che la stragrande maggioranza di tali link abbreviati non era più utilizzata da tempo. Nel solo mese di giugno 2024, il 99% dei goo.gl rimasti online non ha ricevuto nemmeno un clic dagli utenti. Si tratta di un segnale chiaro dell’andamento generale della community. Infatti, nella pratica quotidiana, gli utenti hanno abbandonato tale tecnologia da tempo.
Google ha anche introdotto una schermata di preavviso. Quest’ultima viene visualizzata ogni volta che si clicca su un URL goo.gl. In tal modo gli utenti vengono informati che quel collegamento è destinato a non funzionare più a breve.
A tal proposito, è importante ricordare che chi ha utilizzato i link goo.gl per condividere contenuti online ha avuto tempo per riorganizzare le proprie risorse. Dalla pubblicazione dell’avviso ufficiale, avvenuta più di un anno fa tramite il blog aziendale, infatti, sono stati forniti strumenti utili. I quali possono essere utilizzati per l’identificazione dei link che risultano ancora attivi. Inoltre, è stata fornita la possibilità di effettuare la loro migrazione verso servizi alternativi.
