La questione del riconoscimento facciale ha assunto un ruolo centrale nel dibattito sulla privacy digitale. Determinate situazioni spingono a riflettere sul potere e sui rischi di tali software oggi facilmente reperibili sul web. Tra quest’ultimi, spicca PimEyes. Un servizio che, per le sue caratteristiche, si colloca in una posizione ambigua. Tra protezione e minaccia. Lanciato nel 2017 da due sviluppatori polacchi, PimEyes nasce con l’intento di offrire agli utenti un mezzo per rintracciare l’uso non autorizzato delle proprie immagini online. In teoria, dovrebbe rappresentare una risorsa per tutelare la propria identità digitale. Eppure, la realtà d’uso si presta a molteplici interpretazioni.
Come funziona PimEyes? Cosa c’è che non va?
Come funziona il servizio? Bisogna caricare una foto del proprio volto e, in pochi secondi, l’algoritmo scandaglia miliardi di immagini pubbliche. Le quali sono presenti su blog, siti web e archivi online. Solo i social network sono esclusi, in quanto impediscono l’indicizzazione automatica. Il servizio è disponibile sia gratuitamente che a pagamento. L’abbonamento parte da circa 30 euro al mese. Con quest’ultimo si ottiene un accesso più dettagliato alle fonti dove le immagini corrispondenti sono state individuate.
Dal punto di vista legale, PimEyes opera in un’area opaca. Non fornisce informazioni dirette sull’identità delle persone, limitandosi a mostrare i link alle pagine in cui appaiono le immagini simili. In sé, tale operazione non infrange alcuna norma specifica, ma facilita potenzialmente comportamenti scorretti da parte di chi, partendo da un volto, voglia ricostruire l’identità di un individuo.
Anche se il funzionamento parte da una motivazione “etica”, manca un reale sistema di controllo all’ingresso. Non viene richiesto alcun documento, né è necessario fornire dati identificativi. Dunque, chiunque può utilizzare PimEyes per cercare i volti altrui, aprendo la porta ad un uso improprio del servizio. La normativa europea, con l’introduzione dell’AI Act, ha imposto limiti precisi all’uso dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale in tempo reale. Ma strumenti come PimEyes rimangono disponibili al grande pubblico, sfuggendo a regolamentazioni più stringenti.
