Il cambiamento climatico è una minaccia sempre più presente. Che potrebbe risvegliare vulcani silenziosi da millenni. È stata una ricerca presentata alla conferenza Goldschmidt di Praga a mettere in luce questo legame spaventoso. Lo studio è stato guidato da Pablo Moreno-Yaeger dell’Università del Wisconsin-Madison. E mostra come lo scioglimento dei ghiacci contribuisca a destabilizzare la crosta terrestre. Il fenomeno è simile al togliere il tappo a una bottiglia agitata. Succede che la pressione scompare e il magma può salire rapidamente. Provocando eruzioni improvvise.
Il risveglio dei vulcani è una minaccia silenziosa ma potente
I ricercatori hanno analizzato sei vulcani delle Ande cilene. E hanno scoperto tracce di attività esplosiva in coincidenza con la fine dell’ultima Era Glaciale. Tra 26.000 e 18.000 anni fa. Grazie allo studio dei cristalli presenti nelle rocce e all’uso della datazione all’argon, è stato possibile ricostruire la storia di questi eventi. Già negli anni ’70, in Islanda, era emersa l’ipotesi che il ritiro dei ghiacci potesse influire sull’attività vulcanica. Ma oggi le prove si moltiplicano. E anche su scala mondiale. I ghiacciai, per millenni, hanno agito da peso stabilizzatore. Ora che si stanno ritirando rapidamente, la situazione cambia.
Oggi centinaia di vulcani dormienti si trovano ancora sotto strati di ghiaccio. In luoghi come l’Antartide, il Nord America o la Nuova Zelanda. Se i ghiacci continuano a sciogliersi al ritmo attuale, queste strutture potrebbero tornare attive. Le eruzioni future potrebbero avere effetti doppi sul clima. Nell’immediato, un’eruzione potrebbe oscurare il sole e abbassare le temperature. Come accadde nel 1991 con il Monte Pinatubo. Ma nel lungo periodo, il rilascio di gas serra da più eruzioni potrebbe accelerare il riscaldamento.
Questo ciclo rappresenta una delle maggiori minacce del nostro tempo. Il delicato equilibrio tra geologia e atmosfera rischia di spezzarsi. Spingendo il pianeta verso un futuro ancora più instabile. La ricerca sottolinea quanto sia urgente ridurre le emissioni. E anche rallentare lo scioglimento dei ghiacci. Tutto questo per prevenire conseguenze potenzialmente catastrofiche.
