Intel si trova a vivere un momento particolarmente delicato. Il suo nuovo amministratore delegato, Lip-Bu Tan, ha ammesso che l’azienda non figura più tra i dieci principali produttori di chip a livello globale. La dichiarazione è arrivata nel corso di un incontro con i dipendenti e ha fatto rapidamente il giro dei media. Secondo Tan, non si tratta solo di una questione finanziaria o di capitalizzazione di mercato, come qualcuno nel reparto PR ha tentato di precisare. Il discorso, durato circa venti minuti, si è, infatti, concentrato quasi interamente su temi legati alla tecnologia e alla strategia industriale. Uno dei passaggi più significativi riguarda il settore dell’intelligenza artificiale. Il CEO ha riconosciuto apertamente che Intel è ormai irrimediabilmente indietro rispetto a NVIDIA, soprattutto riguardo l’addestramento dei modelli AI.
Intel perde colpi? Ecco le dichiarazioni del CEO
L’azienda prova a non arrendersi, individuando nel segmento dell’Edge AI una possibile via di rilancio. Si tratta di un campo che punta sull’elaborazione locale dell’intelligenza artificiale attraverso componenti specifici. Come le NPU, inserite direttamente all’interno dei dispositivi degli utenti. Ciò permetterebbe di ridurre la dipendenza dai data center e offrire esperienze più rapide e personalizzate. Eppure, la sfida resta ardua e richiede un cambiamento profondo nella cultura aziendale.
Tan ha insistito su quanto sia importante che i dipendenti tornino ad ascoltare il mercato e i clienti. Ha anche evidenziato quanto una struttura aziendale troppo rigida e stratificata possa diventare un ostacolo alla velocità e alla capacità di adattamento. Ed è proprio in quest’ottica che si inseriscono i licenziamenti in corso. Ridurre il personale per semplificare la catena decisionale e guadagnare in agilità.
Allo stesso tempo, anche riguardo le fonderie la situazione appare complicata. Intel avrebbe deciso di abbandonare gli sforzi sul nodo a 18A, spostando l’attenzione sul 14A. Scelta che segna una battuta d’arresto nella corsa all’innovazione. L’insieme di tali fattori evidenzia una trasformazione profonda e non priva di ostacoli, con una posta in gioco che va ben oltre i risultati trimestrali.
