L’arrivo del DSA sta portando molte aziende ad intervenire per modificare le proprie piattaforme per il mercato europeo. Si tratta di interventi mirati per rispondere alle nuove norme stabilite. A quanto pare, nemmeno il Piracy Shield è escluso da tali modifiche. La Commissione Europea ha condiviso una lettera al Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Qui sono stati espressi apprezzamenti e riserve sul sistema di contrasto alla pirateria digitale. Pur riconoscendo l’importanza della strategia italiana nel proteggere i contenuti audiovisivi in diretta, l’Europa ha espresso dubbi sulla piena compatibilità di alcune norme con il Digital Services Act e con i diritti fondamentali degli utenti. Primo fra tutti la libertà di espressione.
Il DSA richiede modifiche anche al Piracy Shield?
Il documento ufficiale è datato 13 giugno 2025 ed è firmato da Roberto Viola, Direttore Generale per le Reti di Comunicazione della Commissione. Quest’ultimo prende atto del tentativo dell’Italia di migliorare l’efficacia delle misure antipirateria già previste nella normativa nazionale del 2023. Eppure, viene messo in evidenza che il sistema italiano presenta lacune procedurali che rischiano di generare effetti sproporzionati. I riferimenti più critici riguardano specificamente gli articoli 8, 8-bis, 9-bis e 10 del testo normativo. I quali, secondo Bruxelles, non rispettano le condizioni dettate dal DSA per la chiarezza, la base giuridica e le modalità operative degli ordini di intervento.
Ciò che emerge dalle preoccupazioni europee è una forte preoccupazione per l’impatto potenziale delle misure previste sul diritto all’informazione. Bloccare rapidamente l’accesso a un sito web, come previsto dal Piracy Shield, può impedire la diffusione anche di contenuti legittimi. Inoltre, le garanzie per gli utenti colpiti da blocchi erronei appaiono insufficienti. Anche se esiste la possibilità di presentare reclamo entro cinque giorni, il fatto che il blocco rimanga attivo fino alla valutazione dell’AGCOM, che può richiedere fino a dieci giorni, rappresenta un rischio concreto per la tutela dei diritti.
La Commissione ha chiesto con fermezza che il testo venga modificato per includere maggiori tutele procedurali. Alla luce di tali osservazioni, l’Italia sarà tenuta a notificare a Bruxelles la versione definitiva della normativa. Solo così sarà possibile assicurare che il sistema Piracy Shield resti uno strumento efficace nella lotta alla pirateria senza scivolare in pratiche lesive delle libertà degli utenti.
