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Piracy Shield: Google inizia a bloccare i siti segnalati, ma in modo selettivo

Secondo quanto riportato, Piracy Shield avrebbe bloccato solamente un dominio su 20, oscurandolo dai DNS pubblici.

scritto da Felice Galluccio 23/06/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Piracy Shield: Google inizia a bloccare i siti segnalati, ma in modo selettivo
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Google ha iniziato a collaborare con le autorità italiane per il blocco dei siti segnalati da Piracy Shield, ma in maniera tutt’altro che uniforme. Secondo un’indagine condotta da Dday.it, basata su uno script automatico che ha interrogato il server DNS pubblico di Google, solo 1.000 siti su oltre 20.000 risultano effettivamente irraggiungibili. Gli altri, pur presenti nel database della piattaforma dell’AGCOM, sono ancora accessibili senza alcuna restrizione.

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Questo dato apre una riflessione sul ruolo dei DNS pubblici — come quelli di Google o di CloudFlare — nella lotta alla pirateria, soprattutto in riferimento allo streaming illegale degli eventi sportivi, principale bersaglio del sistema Piracy Shield. Secondo quanto riportato, non vi sarebbe un criterio chiaro per stabilire quali domini vengano bloccati e quali no, né pare trattarsi di un problema tecnico. Piuttosto, l’impressione è che Google stia procedendo in maniera sperimentale.

Tra collaborazione parziale e pressioni su CloudFlare

Google ha dichiarato nei giorni scorsi di voler collaborare con le autorità italiane, un annuncio accolto con sorpresa considerando che in precedenza aveva mantenuto un atteggiamento neutrale. CloudFlare, invece, resta sul fronte opposto: ha perso una causa legale e presentato ricorso contro l’ordine di blocco dei siti, sostenendo che non spetti ai DNS pubblici non gestiti dai provider applicare simili restrizioni.

Il quadro che emerge è quindi frammentato: Google blocca solo alcuni indirizzi, CloudFlare ancora nessuno, e i provider italiani continuano a ricevere ordini da AGCOM per oscurare rapidamente i flussi illegali. Ma senza una coerenza tecnica e legale su tutti i fronti, il sistema rischia di perdere efficacia.

Del resto, cambiare DNS per aggirare un blocco è un’operazione semplice per molti utenti. Se Google blocca ma CloudFlare no, basta passare a quest’ultimo per eludere la restrizione. E finché esiste questa discrepanza, l’obiettivo di Piracy Shield di colpire con decisione lo streaming pirata — oggi focalizzato sulle partite di calcio, ma domani estendibile ad altri contenuti — rimane parzialmente disatteso.

iptvPiracy Shieldpirateria
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Felice Galluccio
Felice Galluccio

Appassionato di tecnologia ed elettronica in generale così come dello sport. Scrivere mi migliora la giornata, questo è il lavoro che amo! Never stop learning!

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