Chi l’avrebbe mai detto che un manichino potesse diventare l’eroe silenzioso della sicurezza militare? Si chiama Porton Man, ed è molto più di un pupazzo da vetrina con qualche giuntura mobile. Questo robot-manichino di nuova generazione è stato pensato per affrontare al posto dei soldati le situazioni peggiori: parliamo di test in ambienti contaminati da agenti chimici o biologici, roba da film catastrofico, ma purtroppo molto concreta.
Porton Man cammina tra minacce invisibili per salvare vite
L’idea, che prende ispirazione da un modello già utilizzato nel Regno Unito, è ora entrata nella fase operativa anche negli Stati Uniti. Il Dipartimento della Difesa ha deciso di investire 1,7 milioni di dollari per realizzare un Porton Man tutto americano, su misura per i propri militari. Ma non si tratta solo di replicare l’aspetto esteriore: il robot sarà progettato sulla base di un enorme database di misurazioni del personale in divisa. In pratica, un soldato medio… in versione robot.
La cosa davvero interessante è che Porton Man si muove. Non in modo goffo o legnoso come ci si potrebbe aspettare: cammina, corre, si inginocchia, sale le scale, alza le braccia. Insomma, fa tutto quello che farebbe un soldato durante un’operazione, e lo fa mentre indossa tute protettive che vengono testate in condizioni estremamente realistiche.
Il robot è pieno zeppo di sensori, oltre cento, che registrano ogni dettaglio: quanto calore passa, dove si infiltra qualcosa, se ci sono punti deboli nei materiali. E tutto questo senza mettere a rischio la salute di una persona in carne e ossa.
Una volta pronto, Porton Man sarà di base nel deserto dello Utah, al Dugway Proving Ground, una struttura militare specializzata in test di questo tipo. Qui potrà operare in ambienti controllati ma estremi, compresi quelli ad alta umidità o con temperature torride, per simulare ogni possibile condizione di missione.
In futuro, si pensa addirittura di realizzare una seconda unità per confrontare vecchi e nuovi equipaggiamenti in parallelo. Insomma, siamo davanti a una piccola rivoluzione nel modo in cui si progettano e si testano le protezioni militari. E tutto grazie a un manichino che, diciamolo, ha ben poco di inanimato.
